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Intelligenza artificiale, Sapienza (ESIDIA): il rischio non è solo tecnologico, ma anche perdere sovranità e

20-09-2026 06:00

Redazione

AI e tecnologie immersive, Flusso,

Intelligenza artificiale, Sapienza (ESIDIA): il rischio non è solo tecnologico, ma anche perdere sovranità e controllo

Tra allarmi, monopoli e dipendenze, servono infrastrutture, ricerca, competenze, dati protetti e responsabilità condivisa per ogni società.

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Tra allarmi, monopoli e dipendenze, servono infrastrutture, ricerca, competenze, dati protetti e responsabilità condivisa per ogni società.

 

Il dibattito sull’Intelligenza Artificiale sta rapidamente scivolando verso due estremi ugualmente poco utili: da una parte la narrazione quasi apocalittica di macchine destinate a sfuggire al controllo dell’uomo, dall’altra la tentazione di considerare ogni preoccupazione come un inutile allarmismo.

 

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A provare a riportare la discussione su un terreno più concreto interviene Antonino Sapienza, presidente di ESIDIA – Ente Siciliano per l’Innovazione Digitale e l’Intelligenza Artificiale, con una nota che mette insieme sicurezza, regolamentazione, infrastrutture, Big Data, concentrazione industriale e soprattutto sovranità digitale.

La posizione espressa nel comunicato è netta ma non liquidatoria.

Le preoccupazioni avanzate da ricercatori, esperti e operatori del settore meritano attenzione, sostiene Sapienza, ma occorre mantenere la necessaria lucidità e soprattutto distinguere i rischi reali dagli scenari ipotetici e dalle dinamiche comunicative che inevitabilmente accompagnano una trasformazione tecnologica di questa portata.

 

Il punto di partenza: niente minimizzazioni, ma neppure fantascienza spacciata per destino

Secondo il presidente di ESIDIA, una parte del dibattito internazionale avrebbe assunto negli ultimi tempi toni fortemente catastrofisti.

Alcune ricostruzioni arriverebbero infatti a prospettare situazioni che, almeno sulla base delle attuali conoscenze e delle tecnologie disponibili, sembrano avvicinarsi più alle rappresentazioni della fantascienza che a scenari concretamente verificabili.

Il ragionamento di Sapienza non consiste tuttavia nel negare i pericoli.

 

Al contrario, il comunicato insiste sulla necessità di affrontare i rischi con rigore, evitando però che ipotesi estreme vengano trasferite all’opinione pubblica come se fossero già realtà inevitabili o processi ormai irreversibili.

Ed è proprio qui che il documento introduce uno dei passaggi probabilmente più interessanti.

Perché il problema potrebbe non essere soltanto ciò che viene raccontato dell’Intelligenza Artificiale, ma anche chi potrebbe trarre vantaggio dal modo in cui questa paura viene costruita e comunicata.

 

Il paradosso dell’allarme: più l’IA sembra ingestibile, più diventano indispensabili i grandi colossi tecnologici

Sapienza pone infatti un interrogativo che sposta il confronto dal terreno puramente tecnologico a quello industriale ed economico.

Una rappresentazione dell’Intelligenza Artificiale come tecnologia straordinariamente potente, complessa e potenzialmente pericolosa potrebbe finire, direttamente o indirettamente, per rafforzare il posizionamento delle stesse grandi aziende tecnologiche che dispongono delle risorse, delle infrastrutture e delle competenze necessarie per svilupparla.

Il cortocircuito descritto nel comunicato è evidente.

 

Se l’IA viene percepita come qualcosa di così sofisticato e rischioso da poter essere governato soltanto da pochissimi soggetti, cittadini, istituzioni e imprese potrebbero essere portati a concludere che l’unica soluzione possibile sia proprio quella di affidarsi a quei grandi operatori già dominanti sul piano tecnologico.

Ed è qui che ESIDIA individua il rischio di una possibile subordinazione tecnologica monopolistica.

Invece di diffondere conoscenze, competenze e capacità autonome di comprensione e controllo, l’allarmismo potrebbe paradossalmente produrre una maggiore dipendenza dai soggetti che già possiedono le piattaforme, le infrastrutture e la capacità computazionale.

Una prospettiva che, nel ragionamento di Sapienza, deve essere contrastata non negando l’innovazione, ma distribuendo maggiormente la capacità di comprenderla e governarla.

 

AI Act e sovranità digitale: le regole da sole non bastano

Nel comunicato viene riconosciuta l’importanza di strumenti regolatori come l’AI Act, ma Sapienza allarga immediatamente il campo.

La regolamentazione è fondamentale, ma non può essere separata dal tema della sovranità digitale.

E sovranità digitale, nella lettura proposta da ESIDIA, non significa soltanto possedere conoscenze teoriche o introdurre norme.

Significa mantenere competenze, capacità effettive di controllo e disponibilità delle infrastrutture necessarie a sviluppare, utilizzare e governare i nuovi sistemi tecnologici.

 

L’Intelligenza Artificiale ha infatti bisogno di risorse materiali tutt’altro che astratte.

Servono capacità computazionale, infrastrutture digitali avanzate, data center, grandi quantità di dati, sistemi per conservarli e gestirli e, inevitabilmente, considerevoli investimenti pubblici e privati.

È quindi su questo terreno che, secondo Sapienza, si misura davvero l’autonomia di un sistema economico e territoriale.

Non basta acquistare servizi prodotti altrove.

Occorre sviluppare le condizioni necessarie per poterli comprendere, controllare e, almeno in una certa misura, produrre e gestire autonomamente.

 

Data center, ricerca e competenze: senza investimenti la sovranità digitale resta uno slogan

La nota di ESIDIA insiste in maniera particolare sulla necessità di programmare investimenti.

Investimenti nelle infrastrutture digitali.

Investimenti nella ricerca.

Investimenti nella formazione e nelle competenze.

Investimenti nei data center e nelle capacità necessarie a ridurre le dipendenze tecnologiche e infrastrutturali.

L’obiettivo indicato è la costruzione di un ecosistema maggiormente autonomo e competitivo.

E dentro questo scenario, Sapienza richiama la necessità di vigilare sulla crescente concentrazione delle tecnologie più avanzate nelle mani di pochi grandi soggetti, affinché questa concentrazione non determini nuove forme di dipendenza, subordinazione o esclusione.

È quindi una questione di innovazione, ma anche di equilibrio dei poteri.

Perché chi controlla infrastrutture, capacità di calcolo, modelli e dati dispone inevitabilmente di una posizione strategica nella nuova economia digitale.

Il comunicato non sviluppa ulteriormente questa conseguenza, ma pone con chiarezza il problema della concentrazione tecnologica come elemento centrale del dibattito.

 

Big Data, l’altra infrastruttura strategica dell’Intelligenza Artificiale

Nel documento ESIDIA attribuisce un ruolo centrale anche ai Big Data.

La disponibilità dei dati non viene presentata come una semplice questione tecnica, ma come un fattore determinante per l’autonomia tecnologica e per la competitività dei sistemi economici e territoriali.

Raccogliere i dati non basta.

Occorre essere capaci di conservarli, proteggerli, elaborarli e valorizzarli.

La capacità di svolgere tutte queste funzioni assume, secondo Sapienza, un valore sempre più strategico in un contesto nel quale l’Intelligenza Artificiale dipende proprio dalla disponibilità di grandi masse informative e dalle infrastrutture in grado di gestirle.

È anche per questa ragione che il concetto di sovranità digitale proposto nel comunicato appare molto più ampio della semplice regolamentazione dell’uso degli algoritmi.

Coinvolge dati, infrastrutture, competenze, ricerca e capacità di investimento.

 

Due rischi diversi: l’uso malevolo dell’IA e la perdita di controllo dei modelli

Sul piano tecnico, Sapienza invita soprattutto a non mettere tutto nello stesso calderone.

Il comunicato distingue infatti due differenti categorie di rischio.

La prima riguarda l’uso malevolo dell’Intelligenza Artificiale da parte degli esseri umani.

In questo caso la tecnologia rappresenta uno strumento le cui capacità possono essere impiegate intenzionalmente per finalità dannose.

La seconda categoria riguarda invece la possibile perdita di controllo dei modelli da parte dei loro stessi sviluppatori.

Ed è proprio all’interno di questa seconda area che viene richiamato il tema del cosiddetto “disallineamento”.

Che cosa significa “disallineamento”

Nel comunicato il disallineamento viene descritto come la possibilità che il comportamento di un sistema finisca per discostarsi dagli obiettivi, dai principi o dai vincoli fissati dai suoi sviluppatori mentre cerca di raggiungere un determinato risultato.

È una distinzione importante perché consente di allontanarsi dalle rappresentazioni semplicistiche della “macchina ribelle” e di riportare la questione sul terreno della progettazione, della sicurezza e dei sistemi di controllo.

 

La sicurezza non consiste nel trovare il pulsante per “spegnere la macchina”

Anche su questo punto Sapienza contesta una semplificazione molto diffusa.

La sicurezza dell’Intelligenza Artificiale non può essere ridotta alla possibilità materiale di spegnere un computer o interrompere il funzionamento di un sistema.

Secondo la nota di ESIDIA, la sicurezza deve essere invece costruita attraverso diversi livelli di controllo.

Servono ambienti adeguatamente protetti.

Occorre limitare accessi e permessi.

È necessario monitorare e rendere tracciabili le operazioni.

E deve rimanere centrale la supervisione umana, soprattutto nei processi e nelle decisioni più critiche.

La questione diventa ancora più importante con l’evoluzione dei sistemi di IA.

Sapienza ricorda infatti come questi strumenti siano ormai orientati non soltanto alla produzione di contenuti, ma anche alla capacità di pianificare attività e utilizzare strumenti esterni.

Più aumenta la capacità operativa dei sistemi, sostiene in sostanza il documento, più diventa necessario costruire architetture di sicurezza, controllo e supervisione adeguate.

 

Il vero nodo non è soltanto tecnologico: ci sono economia, industria e potere

È probabilmente questo uno dei passaggi politicamente più significativi della nota.

ESIDIA invita a guardare non soltanto ai rischi intrinseci dell’Intelligenza Artificiale, ma anche agli equilibri economici, industriali e di potere che possono costruirsi intorno alla nuova tecnologia.

La crescente complessità dei sistemi non dovrebbe tradursi, secondo Sapienza, in una maggiore dipendenza.

La risposta dovrebbe essere esattamente opposta: più conoscenza diffusa, più capacità di controllo e maggiore partecipazione.

È una prospettiva che sposta il dibattito dalla sola domanda “quanto è pericolosa l’IA?” a una domanda probabilmente altrettanto importante: chi possiederà realmente gli strumenti per governarla?

Ed è proprio intorno a questa capacità di governo che il comunicato costruisce gran parte della propria riflessione.

 

Una Intelligenza Artificiale umanocentrica: innovare senza mettere l’uomo ai margini

Il documento introduce quindi il principio della visione umanocentrica dell’innovazione.

Lo sviluppo tecnologico, secondo Sapienza, deve procedere insieme a responsabilità, consapevolezza, tutela della persona e attenzione all’inclusione.

Non basta dunque domandarsi che cosa sia tecnicamente possibile fare.

Bisogna interrogarsi sul modo in cui l’innovazione viene introdotta nella società e sugli effetti che produce sulle persone.

In questo contesto Sapienza richiama espressamente la Rome Call for AI Ethics, indicandola come un momento significativo del confronto internazionale sull’Intelligenza Artificiale.

Il principio che ESIDIA recupera da quell’esperienza è quello di una tecnologia sviluppata e utilizzata al servizio dell’uomo e del bene comune.

Un richiamo che, secondo Sapienza, assume particolare attualità proprio in una fase nella quale l’attenzione sembra talvolta concentrarsi maggiormente sugli scenari estremi che sulla costruzione concreta di regole, responsabilità, competenze e strumenti di governo.

 

Dalla Rerum Novarum all’IA: ogni rivoluzione tecnologica apre anche una questione sociale

Il comunicato compie infine un passaggio storico.

Le grandi trasformazioni tecnologiche, osserva Sapienza, hanno sempre generato timori, conflitti e profondi mutamenti sociali.

Le rivoluzioni industriali hanno trasformato il lavoro, l’economia e gli equilibri delle società.

E proprio quei cambiamenti hanno progressivamente reso necessaria la costruzione di nuovi strumenti di tutela e nuove regole.

È in questo quadro che ESIDIA richiama anche la Rerum Novarum.

La nota ricorda come, alla fine dell’Ottocento, quel documento intervenne in un momento segnato dalle profonde trasformazioni prodotte dall’industrializzazione, riportando al centro la dignità della persona e la questione sociale.

Il contesto storico di oggi è naturalmente diverso.

Ma per Sapienza il principio conserva una sua attualità: anche di fronte a una trasformazione epocale come quella digitale, il problema resta accompagnare il cambiamento senza lasciare indietro l’uomo.

 

Fermare l’innovazione sarebbe la risposta sbagliata: bisogna imparare a governarla

La conclusione del comunicato evita tanto l’entusiasmo acritico quanto la tentazione proibizionista.

Per Sapienza il giusto approccio non consiste nell’alimentare la paura nei confronti dell’Intelligenza Artificiale.

Ma neppure nel sottovalutarne i rischi.

La strada indicata è quella della conoscenza, della comprensione e della capacità di governo, anche quando i sistemi utilizzati sono stati creati e sviluppati da soggetti esterni.

La risposta, quindi, non dovrebbe essere quella di arrestare l’innovazione.

Dovrebbe essere invece quella di accompagnarla con regole adeguate, formazione, responsabilità definite e sistemi di controllo efficaci.

 

La vera partita: evitare che l’Intelligenza Artificiale diventi patrimonio di pochi

Alla fine, tutto il ragionamento di ESIDIA converge su un punto.

La sfida decisiva sarà permettere alla società di acquisire una consapevolezza sufficiente per comprendere e governare il cambiamento.

Perché il pericolo indicato da Sapienza non riguarda soltanto ciò che un algoritmo potrebbe fare.

Riguarda anche ciò che potrebbe accadere se conoscenze, infrastrutture, capacità di calcolo, dati e competenze rimanessero patrimonio esclusivo di pochissimi soggetti.

L’obiettivo indicato nel comunicato è esattamente l’opposto: fare in modo che le opportunità generate dall’innovazione possano essere distribuite nella maniera più ampia possibile.

E allora forse la domanda da porsi non è se dobbiamo avere paura dell’Intelligenza Artificiale.

La domanda più concreta è quanto stiamo investendo, come società, per essere realmente in grado di capirla, controllarla e utilizzarla senza consegnarne le chiavi a pochi grandi operatori.

È su infrastrutture, competenze, dati, ricerca, regole e capacità di controllo che, secondo la posizione espressa da Antonino Sapienza nel comunicato ESIDIA, si giocherà una parte decisiva della nuova sovranità digitale.

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

Direttore Responsabile

Elisa Petrillo

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