
Ricerca, istituzioni e nuove generazioni discutono tecnologie, sicurezza, costi e scelte industriali destinate a ridisegnare il mix italiano.
Il futuro dell’energia italiana passa anche dalla ricerca, dall’innovazione tecnologica e dalle scelte che il Paese dovrà compiere nei prossimi anni.
È questo il filo conduttore dell’incontro “Da Fermi al futuro – Dialoghi sull’energia nucleare sostenibile”, che si è svolto oggi, 18 settembre 2026, nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Catania.
Una giornata dedicata al possibile ruolo delle nuove tecnologie nucleari nel sistema energetico italiano ed europeo e al rapporto con fonti rinnovabili, decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività industriale.
L’appuntamento di Catania rappresenta la quarta tappa del percorso “Da Fermi al Futuro”, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica insieme a Unioncamere, dopo gli incontri di Torino, Napoli e Roma.
All’iniziativa hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, della ricerca, dell’informazione e delle professioni.
Pichetto Fratin: “Nucleare possibile dal 2033-2034”
Uno dei momenti centrali della giornata è stato l’intervento del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, protagonista dell’intervista condotta dal direttore de La Sicilia, Antonello Piraneo.
Il ministro ha ribadito la posizione del Governo sulla necessità di integrare la crescita delle energie rinnovabili con una quota di produzione proveniente dal nucleare di nuova generazione.
Pichetto Fratin ha sottolineato come l’Italia debba affrontare contemporaneamente il problema della dipendenza energetica dall’estero, l’aumento previsto della domanda elettrica e la necessità di ridurre progressivamente il ricorso alle fonti fossili.
Secondo il ministro, nei prossimi 10-15 anni la domanda italiana potrebbe aumentare di altri 100-150 terawattora, mentre già oggi il Paese importa circa 50 TWh di energia di origine nucleare, prevalentemente da Francia e Slovenia.
Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato i tempi.
Pichetto Fratin ha indicato nel 2033-2034, nello scenario più favorevole, il possibile orizzonte temporale per arrivare alla produzione di energia nucleare in Italia con le nuove tecnologie.
Il ministro ha inoltre annunciato che il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile è calendarizzato al Senato e dovrebbe affrontare il passaggio parlamentare la prossima settimana.
Successivamente dovranno essere definiti attraverso i decreti attuativi le procedure autorizzative, il sistema dei controlli e gli strumenti di trasparenza e comunicazione.
Rinnovabili e nucleare: il nuovo mix energetico italiano
Il punto emerso dal confronto di Catania è che il dibattito non viene più impostato necessariamente come una contrapposizione tra rinnovabili e nucleare.
La prospettiva discussa durante l’incontro riguarda piuttosto la costruzione di un sistema integrato nel quale fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermico, sistemi di accumulo e nuove tecnologie nucleari possano concorrere alla riduzione dell'utilizzo dei combustibili fossili.
Pichetto Fratin ha sostenuto che l’Italia dovrà aumentare significativamente la propria capacità di produzione elettrica per sostenere l’elettrificazione degli edifici, dei processi industriali e lo sviluppo di infrastrutture ad alto consumo energetico come i data center.
Una trasformazione destinata inevitabilmente a coinvolgere anche il sistema produttivo e industriale.
Perché la questione energetica non riguarda soltanto l’ambiente.
Riguarda direttamente il costo dell’elettricità, la competitività delle imprese, la sicurezza degli approvvigionamenti e l’autonomia strategica del Paese.
Catania laboratorio del dibattito sulla nuova energia
Ad aprire istituzionalmente i lavori erano stati indicati il rettore dell’Università di Catania Enrico Foti, il sindaco Enrico Trantino e il commissario straordinario della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia Antonino Belcuore.
Nel resoconto pubblicato dall’Università di Catania viene inoltre evidenziato l'intervento della prorettrice Lina Scalisi, che ha richiamato il ruolo dell’Università come luogo nel quale innovazione, ricerca e scelte collettive devono confrontarsi con la responsabilità scientifica e sociale.
È intervenuto anche il giornalista e divulgatore Alessandro Cecchi Paone, con un keynote speech dedicato al rapporto tra scienza, conoscenza ed energia.
Decarbonizzazione, sicurezza e tutela ambientale: il “trilemma” dell’energia
La prima sessione tecnica ha affrontato uno dei nodi centrali della politica energetica contemporanea.
Come ridurre le emissioni, garantire contemporaneamente energia sufficiente e mantenere elevati standard di sicurezza e tutela ambientale?
Il panel, denominato “Decarbonizzazione, sicurezza e tutela ambientale: il trilemma possibile”, ha messo attorno allo stesso tavolo competenze istituzionali e tecniche.
Sono intervenuti Andrea Maria Felici, direttore generale della Direzione Domanda ed Efficienza energetica del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Giuseppe Calabrò, consigliere per la Sicurezza energetica del ministro della Difesa, e Anna Cacciuni, responsabile della Sezione Valutazione di impatto ambientale di Ispra.
Al centro, la necessità di trovare un equilibrio tra fabbisogno energetico, indipendenza dagli approvvigionamenti esteri, contenimento delle emissioni e protezione dell’ambiente.
La ricerca scientifica al centro della “giusta transizione”
La seconda sessione, dedicata a “La scienza a supporto della giusta transizione: ricerca, tecnologia e governance”, ha spostato l'attenzione sulle competenze scientifiche necessarie per affrontare una trasformazione energetica di questa portata.
Sono intervenuti Santo Gammino, direttore dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN, Pietro Alessandro Di Maio, professore ordinario dell’Università degli Studi di Palermo, Alessia Tricomi, direttrice della Sezione INFN di Catania, e Giacomo Gargano, Senior Of Counsel di Deloitte Legal Catania.
Il messaggio emerso dal mondo scientifico è che non esiste una singola tecnologia capace di risolvere da sola il problema energetico.
La transizione richiederà un sistema composto da più soluzioni tecnologiche, accompagnato da ricerca, investimenti, infrastrutture, formazione e regole.
Il nucleare non come soluzione unica
Nel corso del confronto è stato sottolineato come il nucleare possa rappresentare una delle componenti di questo nuovo sistema, ma senza nascondere le questioni ancora aperte.
Tra queste ci sono sicurezza degli impianti, gestione dei rifiuti radioattivi, costi, tempi di realizzazione, disponibilità del combustibile, non proliferazione e consenso dei territori.
Sono proprio questi aspetti che renderanno determinante il ruolo delle Università e degli enti di ricerca.
Perché il dibattito sul ritorno dell’Italia al nucleare non potrà essere affrontato soltanto attraverso slogan favorevoli o contrari.
Serviranno dati, competenze scientifiche, valutazioni economiche e informazioni trasparenti.
I giovani e la grande sfida dell’energia
La presenza all’incontro anche di giovani impegnati nelle organizzazioni politiche e universitarie aggiunge un elemento significativo.
Perché le decisioni che verranno prese nei prossimi anni produrranno effetti soprattutto sulle generazioni che oggi frequentano Università e luoghi di formazione.
Il tema riguarda la disponibilità e il prezzo dell’energia, la competitività del sistema produttivo, l’occupazione qualificata, la ricerca scientifica e la capacità dell’Italia di mantenere autonomia tecnologica e industriale.
Tra i partecipanti Andrea Paparo e Ruggero La Porta esponenti di organizzazioni politiche giovanili, mentre Giorgio Peci ha rappresentato l'imprenditoria essendo particolarmente impegnato sui temi della sostenibilità e della transizione energetica in quanto attivamente coinvolto nella co-organizzazione di ECOMED, il Green Expo del Mediterraneo che il prossimo aprile svolgerà la sua 19° edizione, una delle principali manifestazioni del Mezzogiorno dedicate all’economia circolare, all’energia, all’innovazione tecnologica e alla transizione ecologica, capace di mettere a confronto istituzioni, università, ricerca e sistema produttivo sulle grandi trasformazioni ambientali ed energetiche del Paese.
La partecipazione a questa iniziativa delle ultime generazioni prova a portare dentro il dibattito anche quella parte della società che dovrà confrontarsi più a lungo con gli effetti delle decisioni assunte oggi: i nostri ragazzi, e sarebbe ora di prestargli più attenzione.
Da Fermi alle nuove generazioni: la partita è appena cominciata
Il nome scelto per l'iniziativa richiama inevitabilmente Enrico Fermi, uno dei protagonisti della nascita della fisica nucleare moderna.
Ma il vero tema discusso a Catania riguarda ciò che viene dopo.
L’Italia dovrà decidere nei prossimi anni quanta energia produrre, con quali tecnologie, a quali costi e con quale grado di dipendenza dall’estero.
Il possibile ritorno al nucleare rappresenta soltanto una parte di questa partita.
Accanto restano lo sviluppo delle rinnovabili, le reti, gli accumuli, l’efficienza energetica, la ricerca e soprattutto la necessità di costruire un sistema capace di rispondere alla crescente domanda di energia senza rinunciare agli obiettivi climatici.
Una questione industriale, economica, ambientale e scientifica.
Ma soprattutto una scelta destinata a incidere per decenni sul modello di sviluppo del Paese.











