
A Catania basta una nube di cenere dell’Etna per fermare gli aerei.
È successo ancora una volta proprio ieri, con la sospensione dei voli in arrivo e in partenza dopo un’intensa emissione di cenere vulcanica, con una nube stimata a circa 4 chilometri di altezza e diretta verso lo scalo. L’INGV ha emanato il massimo livello di allerta.
Come e quanto incidono i fenomeni naturali
A Catania lo sanno bene come funziona.
È un esempio concreto di quanto i fenomeni naturali possano incidere sull’operatività di un aeroporto. Ma non è l’unico tipo di rischio da considerare.
Uno studio appena pubblicato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) mostra che anche il cambiamento delle condizioni climatiche del Mediterraneo può avere conseguenze sull’intensità dei fenomeni temporaleschi e, di conseguenza, sull’aviazione.
Non si tratta di un problema solo estivo
La ricerca, pubblicata su Atmospheric Science Letters, parte da un episodio avvenuto il 13 dicembre 2024 all’aeroporto di Roma-Fiumicino.
In circa tre ore di attività temporalesca, il fenomeno provocò almeno otto dirottamenti, oltre a ritardi e circuiti di attesa.
Il punto dello studio non è semplicemente che un temporale può creare problemi a un aeroporto.
È che lo stesso tipo di configurazione atmosferica può produrre effetti diversi in un ambiente climatico diverso.
Alte temperature estive influenza i temporali invernali
Il caso di Fiumicino è significativo anche per un altro motivo: il temporale si è verificato a dicembre.
Il Mediterraneo, infatti, può conservare parte del calore accumulato durante l’estate anche nei mesi successivi.
Questo significa che condizioni favorevoli ai temporali violenti possono rimanere anche in autunno e inverno.
L'esempio del ciclone Harry
In Sicilia si è avuto un assaggio di fenomeno temporaleschi estremi con il ciclone Harry, che ha interessato il bacino occidentale tra il 16 e il 23 gennaio 2026 e ha provocato danni ingenti.
Lo studio INGV su Fiumicino non dimostra che l'Etna o che Harry siano collegati con il riscaldamento del Mediterraneo.
Mostra piuttosto che un bacino più caldo sta modificando le condizioni termodinamiche nelle quali possono svilupparsi determinati fenomeni atmosferici e che questo cambiamento può avere conseguenze anche sulla sicurezza e sull’operatività dell’aviazione.
ll punto comune è la vulnerabilità di un’infrastruttura strategica a fenomeni naturali che possono modificare rapidamente le condizioni operative.
I dati della ricerca INGV
I ricercatori hanno confrontato condizioni atmosferiche simili a quelle dell’evento di Fiumicino in due periodi: il 1979-2000 e il 2002-2023.
La configurazione dinamica dell’atmosfera è rimasta in gran parte simile, mentre è cambiato il contesto termodinamico.
In pratica, sono cambiate le temperature. Nel periodo più recente l’aria è risultata più calda di circa 2 °C su ampie aree dell’Italia e quella superficiale del Mediterraneo di circa 1,5 °C su gran parte del bacino.
È questo il dato centrale della ricerca.
Un Mediterraneo più caldo mette a disposizione dell’atmosfera più calore e umidità. Se a questi dati aggiungiamo altri fattori necessari, aumenta l’energia disponibile perché si creino temporali intensi.
Non si tratta soltanto di pioggia
Lo studio rileva, nelle situazioni atmosferiche simili a quella analizzata, anche variazioni del wind shear, delle raffiche di vento e della visibilità.
Sono condizioni che possono diventare particolarmente critiche durante le fasi di decollo e atterraggio.
"Non sono necessariamente cambiate le configurazioni atmosferiche che generano questi eventi, ma è cambiato il contesto climatico nel quale esse agiscono", spiega Tommaso Alberti, ricercatore INGV e primo autore dello studio.
Per la Sicilia il tema è particolarmente concreto
I ricercatori inoltre, non prevedono che i temporali diventeranno necessariamente più frequenti ovunque.
Il risultato riguarda soprattutto la loro intensità potenziale: a parità, o quasi, di configurazioni atmosferiche, un ambiente più caldo e più ricco di energia può amplificare gli effetti del fenomeno.
E gli effetti non restano necessariamente confinati allo scalo interessato.
Un grande aeroporto è inserito in una rete nazionale e internazionale.
Dirottamenti, cancellazioni e ritardi possono propagarsi rapidamente ad altri aeroporti e ad altre tratte.










