
Telescopi robotici, asteroidi e laboratori per le scuole: sulle Madonie crescono nuove opportunità di formazione e cooperazione scientifica.
Il GAL Hassin di Isnello compie dieci anni e rafforza il proprio ruolo nella ricerca astronomica internazionale.
Il centro delle Madonie, inaugurato l’11 settembre 2016, arriva al decennale con il contratto per la gestione e il supporto operativo del telescopio Flyeye dell’Agenzia spaziale europea e nuove collaborazioni con l’Istituto nazionale di astrofisica e l’Università di Palermo.
È un percorso che collega osservazione del cielo, sviluppo tecnologico e formazione, con un contributo crescente della Sicilia allo studio degli oggetti che passano vicino alla Terra.
Come è nato il GAL Hassin di Isnello
Il Centro internazionale per le scienze astronomiche nasce da un progetto promosso dal Comune di Isnello, finanziato dal CIPE nel novembre 2009 e aperto al pubblico sette anni dopo.
Tra i protagonisti della sua realizzazione c’è Giuseppe Mogavero, già sindaco del paese e oggi presidente della Fondazione GAL Hassin.
La struttura riunisce ricerca scientifica, didattica e divulgazione.
Il suo nome richiama sia la galassia sia il territorio: secondo la ricostruzione della Fondazione, “Hassin” è un termine di origine siriaca che significa “torrente freddo”, utilizzato dagli arabi per indicare Isnello.
La qualità del cielo delle Madonie costituisce una risorsa determinante.
Per la scelta del Monte Mufara, a circa 1.865 metri di quota, una campagna di misurazioni condotta tra il 2017 e il 2018 ha confrontato condizioni atmosferiche e luminosità notturna con altri siti italiani.
L’INAF ha riferito che il Mufara presentava il livello di luminosità del cielo più basso fra quelli esaminati, una caratteristica preziosa per individuare corpi celesti deboli.
L’accordo con ESA per il telescopio Flyeye
Il 10 aprile 2026 la Fondazione ha annunciato la firma del contratto con l’ESA relativo al Flyeye destinato al Monte Mufara.
L’intesa assegna al GAL Hassin compiti di manutenzione preventiva e correttiva, calibrazione e supporto agli aggiornamenti tecnologici, nell’ambito del programma operativo guidato dall’Agenzia europea.
La collaborazione comporta quindi responsabilità tecniche continuative e la preparazione di personale specializzato.
Nel maggio 2026 rappresentanti del GAL Hassin hanno partecipato alle attività di test presso il Centro di geodesia spaziale dell’Agenzia spaziale italiana, a Matera, insieme a ESA e OHB Italia, l’azienda che ha realizzato il telescopio.
Il percorso va distinto dall’avvio delle osservazioni dalla sede siciliana.
La comunicazione della Fondazione del 28 maggio 2026 descriveva ancora i test preliminari al trasferimento, all’installazione e ai successivi collaudi sul Mufara.
Nelle fonti ufficiali consultate non è indicata una data confermata di piena operatività dalla sede siciliana.
Come funziona Flyeye e perché è innovativo
Il Flyeye è il primo esemplare di una nuova rete di telescopi dell’ESA progettata per individuare gli oggetti vicini alla Terra, chiamati NEO, dall’inglese Near-Earth Objects.
La sua innovazione riguarda soprattutto il sistema ottico, ispirato all’occhio composto degli insetti.
La luce raccolta viene suddivisa in 16 canali, ciascuno collegato a una camera.
Questa architettura consente di osservare contemporaneamente una porzione di cielo di circa 45 gradi quadrati, superiore a 200 volte l’area apparente della Luna piena.
Un campo così ampio permette di cercare rapidamente oggetti in movimento confrontando immagini successive.
La rete prevista dall’ESA potrà comprendere fino a quattro telescopi, distribuiti nei due emisferi.
Le possibili nuove individuazioni saranno verificate dal Near-Earth Object Coordination Centre e trasmesse al Minor Planet Center, il centro internazionale che raccoglie i dati osservativi sui corpi minori del Sistema solare.
L’obiettivo è riconoscere tempestivamente gli oggetti da approfondire, ricostruirne l’orbita e valutarne l’eventuale pericolosità.
La scoperta anticipata aumenta il tempo disponibile per ulteriori osservazioni e, quando necessario, per preparare una risposta.
Il WMT e la scoperta dell’asteroide 2025 QK3
Sul Monte Mufara è già attivo il Wide-field Mufara Telescope, il WMT del GAL Hassin.
È uno strumento distinto dal Flyeye, con uno specchio di un metro e caratteristiche adatte a esplorare ampie porzioni di cielo.
La collaborazione prevista fra i due telescopi consentirà al WMT di effettuare osservazioni successive degli oggetti individuati dal Flyeye, contribuendo a confermarli e a definirne meglio il movimento.
La vicinanza delle due strutture permetterà, secondo la Fondazione, di organizzare questi controlli anche nella stessa notte.
Un risultato concreto è arrivato nella notte fra il 21 e il 22 agosto 2025, quando il WMT ha scoperto l’asteroide 2025 QK3.
Dopo le verifiche di altri osservatori, la scoperta è stata ufficializzata dal Minor Planet Center il 23 agosto.
Secondo l’INAF, si è trattato del primo asteroide near-Earth scoperto da un telescopio sul territorio italiano dopo 19 anni.
Per individuarlo è stata utilizzata la tecnica del synthetic tracking: numerose immagini a breve esposizione vengono combinate ipotizzando differenti direzioni e velocità di movimento.
Il metodo aiuta a far emergere segnali molto deboli, mostrando quanto l’analisi informatica sia ormai decisiva accanto alla qualità degli strumenti ottici.
Gli accordi con INAF e Università di Palermo
Nel 2026 il GAL Hassin ha rafforzato anche le collaborazioni accademiche attraverso due accordi quadro distinti.
Dopo l’approvazione dell’intesa con l’INAF ad aprile, il 14 agosto la Fondazione ha comunicato anche la conclusione dell’accordo con l’Università di Palermo.
I firmatari sono Giuseppe Mogavero, il presidente dell’INAF Roberto Ragazzoni e il rettore dell’ateneo palermitano Massimo Midiri, ciascuno per l’accordo di propria competenza.
Le intese prevedono programmi comuni di ricerca astronomica, astrofisica e tecnologica, scambio di competenze, utilizzo della strumentazione e iniziative di formazione e divulgazione.
L’obiettivo è mettere in relazione più stretta l’attività degli osservatori con quella universitaria, favorendo progetti condivisi e occasioni di incontro fra ricercatori e studenti.
Mogavero ha indicato nel coinvolgimento delle nuove generazioni una delle finalità delle collaborazioni.
Planetario, museo e osservazioni: la scienza aperta al pubblico
Accanto alla ricerca, il centro mantiene una consistente attività rivolta a scuole, famiglie e visitatori.
Il Planetario, il Museo, la Terrazza osservativa e il Parco dello Spazio e del Tempo permettono di affrontare temi diversi: dalle meteoriti ai pianeti, dalla storia dell’astronomia all’esplorazione spaziale.
Le serate osservative comprendono la lettura del cielo a occhio nudo e l’impiego dei telescopi per osservare, secondo la stagione e le condizioni meteorologiche, Luna, pianeti, ammassi stellari, nebulose e galassie.
La presenza nello stesso centro di attività scientifiche e divulgative consente di avvicinare il pubblico anche ai metodi e ai risultati della ricerca.
Il decennale e le prospettive per la Sicilia
Le celebrazioni dell’11, 12 e 13 settembre 2026 comprendono i riconoscimenti assegnati all’astrofisico Andrea Cimatti, per le ricerche sull’universo oscuro e il contributo a progetti internazionali come Euclid, e al costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, destinatario del Premio GAL Hassin alla Civiltà.
In occasione dell’anniversario, il presidente della Regione Renato Schifani ha definito il percorso del centro «un motivo d’orgoglio per la nostra Isola e per l’Italia».
Ha inoltre richiamato il finanziamento regionale di 1,6 milioni di euro per la messa in sicurezza della strada di accesso e auspicato una maggiore partecipazione delle scuole siciliane alle attività del parco.
Il decennale offre così l’occasione per conoscere un’infrastruttura nella quale il cielo delle Madonie diventa una risorsa per la ricerca, la tecnologia e l’educazione.
Programmi, attività e modalità di visita sono consultabili sul sito ufficiale del GAL Hassin.










