
Leggere un dataset, verificarne la qualità, capire da dove arriva un numero, riconoscere un errore metodologico.
Sono competenze che entrano sempre più direttamente nel lavoro giornalistico.
A Bagheria, dal 24 al 26 settembre, DataPolis dedica alla formazione dei giornalisti un programma che affronta proprio questo rapporto, con corsi riconosciuti ai fini della formazione professionale.
Il dato viene considerato nelle sue diverse applicazioni.
Quello statistico utilizzato per le politiche pubbliche, i dataset degli enti locali da cui possono nascere inchieste, le informazioni satellitari sul clima, i dati sanitari e quelli utilizzati nei sondaggi.
A questi si aggiunge l'intelligenza artificiale generativa, affrontata come strumento per la ricerca e l'elaborazione delle informazioni.
È un approccio che sposta il data journalism dalla sola visualizzazione dei numeri a un'altra fase: capire se quei numeri possono essere utilizzati e in che modo.
Il programma del festival prevede infatti un laboratorio dedicato alla ricerca, selezione, organizzazione, pulizia e rappresentazione dei dati, con esercitazioni su PNRR, occupazione e informazioni satellitari sul clima.
Una parte del percorso riguarda anche l'uso dell'AI nelle attività di elaborazione.
La questione della qualità della fonte
Il 24 settembre, nella sessione dedicata alla statistica ufficiale, si parte dall'evoluzione della statistica e dal suo utilizzo nelle decisioni pubbliche per arrivare al lavoro del giornalista chiamato a interpretare i flussi di dati istituzionali.
Nello stesso corso viene presentata l'esperienza di un hackathon realizzato sui dataset del Comune di Bagheria e quella di alcune inchieste data-driven di Isaia Invernizzi, giornalista de Il Post.
Il rapporto tra tecnologia e informazione viene affrontato anche dal punto di vista degli algoritmi.
Un corso è dedicato alla rassegna stampa nell'ecosistema digitale e ai meccanismi con cui media e piattaforme contribuiscono alla selezione delle notizie.
Tra gli obiettivi indicati ci sono il riconoscimento dei bias editoriali e l'analisi del passaggio dell'informazione dai formati tradizionali ai flussi digitali, compresi podcast, video brevi e social.
Nella stessa giornata i dati vengono applicati ad altri settori.
Quello turistico, per esempio, con l'analisi dei flussi e degli strumenti digitali utilizzabili per monitorare la capacità di carico dei territori.
Quello scientifico, con un corso dedicato all'interpretazione dei dati provenienti dall'ingegneria, dall'astrofisica e dall'osservazione satellitare.
Tra i relatori ci sono il professor Mario Rosario Mazzola, Fabio Pinton di Manens, il professor Davide Gandolfi dell'Università di Torino e l'astronauta ESA Luca Parmitano.
Focus sui dati sanitari e climatici
Il primo tema comprende privacy, sostenibilità digitale e sperimentazione dei dati sintetici con il supporto dell'intelligenza artificiale.
Sul cambiamento climatico, invece, il programma prevede l'analisi di un dataset sulla storia climatica della Sicilia e un modulo specifico sul fact-checking delle informazioni relative al clima.
Anche i sondaggi vengono affrontati dal punto di vista della metodologia, non soltanto del risultato finale.
Margine di errore, campionamento, formulazione delle domande, differenza tra rilevazioni scientifiche e web e uso della sentiment analysis sono tra gli argomenti dell'ultimo corso dedicato ai giornalisti. Il programma comprende inoltre gli aspetti deontologici legati alla pubblicazione dei dati demoscopici.
La formazione proposta da DataPolis attraversa quindi una parte consistente del processo con cui un dato diventa informazione: dalla fonte alla verifica, dall'elaborazione alla rappresentazione. Con un elemento ormai difficile da separare dagli altri: l'intelligenza artificiale, che nel programma non viene trattata come argomento isolato, ma come uno degli strumenti che il giornalista può utilizzare nel lavoro sui dati.










