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“I termovalorizzatori sarebbero l’unica soluzione possibile e, soprattutto, quella economicamente più conveniente”.
È attorno a questa equazione che si riaccende il confronto politico sulla gestione dei rifiuti in Sicilia.
A rilanciarlo è Luigi Sunseri, deputato regionale del Movimento 5 Stelle, che chiede alla Regione di mettere nero su bianco i conti dei due impianti progettati a Palermo e Catania.
La questione arriva mentre la Sicilia ha appena autorizzato l’invio in Bulgaria di 25 mila tonnellate di rifiuti.
Ed è proprio da qui che Sunseri parte per contestare il modo in cui viene raccontata la convenienza dei termovalorizzatori.
“Prima della propaganda vengono gli atti e i numeri”, afferma il deputato.
Cosa autorizza il decreto regionale
Il riferimento è al decreto del Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti n. 1371 del 28 agosto.
Le 25 mila tonnellate autorizzate non sono, precisa Sunseri, rifiuto urbano indifferenziato EER 20 03 01.
Il provvedimento riguarda 1.040 spedizioni, per complessive 25 mila tonnellate, di EER 19 12 10, rifiuti combustibili prodotti da Ecorek e destinati all’impianto Heidelberg Materials di Devnya, in Bulgaria, per recupero energetico R1.
“Non è una sottigliezza per tecnici”, sottolinea Sunseri.
“Una cosa è il rifiuto urbano indifferenziato, altra cosa è un rifiuto combustibile derivante dal trattamento. Una cosa è lo smaltimento, altra cosa è un’operazione di recupero energetico R1”.
E non sarebbe neppure un episodio isolato.
“Nel 2024 la stessa Regione aveva già autorizzato da Termini Imerese il trasferimento verso lo stesso impianto bulgaro di 20 mila tonnellate di EER 19 12 10, sempre destinate a recupero R1”, afferma il deputato.
La scommessa di Schifani
Il governo regionale ha costruito attorno ai due termovalorizzatori una parte centrale della propria strategia sui rifiuti.
Lo scorso maggio, presentando i progetti definitivi degli impianti di Palermo e Catania, Renato Schifani aveva parlato di “una tappa strategica” e di una “svolta storica nella gestione dei rifiuti in Sicilia”.
“Oltre a una gestione sostenibile dei rifiuti e quindi a un superamento del sistema delle discariche – aveva dichiarato il presidente – l'esito finale al quale guardiamo è arrivare alla riduzione della Tari”.
Il cronoprogramma indicato dalla Regione prevede l’affidamento dei lavori nella primavera del 2027 e l’inaugurazione dei due impianti entro il 2028.
Il valore complessivo posto a base d’asta è di 881 milioni di euro, con finanziamento attraverso risorse FSC.
Schifani ha sempre rivendicato il percorso compiuto dalla Regione
“Per un anno abbiamo lavorato assiduamente e ottenuto il via libera dalla Commissione europea, abbiamo portato avanti le procedure con il supporto di Invitalia e affidandoci al controllo dell’Anac”.
“Abbiamo raggiunto un punto di non ritorno. La macchina è partita e adesso si comincia a vedere la fine del tunnel”.
È lo stesso Sunseri che ricorda le cifre annunciate dalla Regione che ha stimato in circa 100 milioni di euro l’anno il risparmio per famiglie e imprese.
L’attuale costo della gestione dei rifiuti, invece, supererebbe i 350 euro a tonnellata, mentre i trasferimenti fuori regione arriverebbero a circa 380 euro a tonnellata.
È proprio su questo passaggio che il M5S chiede maggiori spiegazioni.
«Quale sarà la tariffa al cancello?»
Per Sunseri, infatti, non basta dire che i termovalorizzatori faranno risparmiare. Occorre sapere quanto.
“Allora la domanda è elementare: quanto costerà conferire una tonnellata nei termovalorizzatori di Palermo e Catania? Quale sarà la tariffa al cancello? Cosa comprenderà?”, chiede.
La richiesta riguarda anche le voci che comporranno il costo finale: gestione, manutenzione, trattamento e smaltimento dei residui. E poi c’è l’energia prodotta dagli impianti.
“Quanto incideranno i ricavi derivanti dalla vendita dell’energia? E chi beneficerà di questi ricavi?”, domanda ancora Sunseri.
Due modelli a confronto, ma servono dati comparabili
«La Sicilia deve chiudere il ciclo dei rifiuti e deve farlo rapidamente», afferma Sunseri. Ma, aggiunge, questo non può tradursi «in un assegno in bianco per un modello da quasi un miliardo di euro».
La proposta alternativa indicata dal deputato comprende “differenziata di qualità, selezione, recupero di materia, impiantistica e valorizzazione delle frazioni recuperabili”, chiedendo che ogni soluzione venga valutata “sulla base di dati comparabili”.










