imgi_3_hitech-r3gyukvpf0wkpxv0f1j2pwcwbazgwae2bc0869c5gg
imgi_3_hitech-r3gyukvpf0wkpxv0f1j2pwcwbazgwae2bc0869c5gg

PAGINE

Categorie

Categorie

image001-1

Giornalismo e News sul Mondo dell'Innovazione

imgi_2_sudpalermo-nero
press2a
imgi_36_salute-r3gyuy1g2pel8hbwa77uot1cmp6lw1ub1550w4sn1c
style-r3gyxz2q3hjun8xilickq1itje96oxv644tck8ayzk
sudlife-r3gywm7483oxviwiix7z4duuncy3koh4lew3lubfz4
sudarte-r3gyw83jdl5n1dgzt94kkzexqkvld7x5jh3teowckg
gusto-r3gyriwl7eq0zkar97zq463yt81ivp9gw7of0vv7og
imgi_2_sport-r3gyvr6fykih8e5kk1tac3on1n6zio1zh5d2rplfog

facebook
instagram
youtube
whatsapp
La Sicilia chiede un posto nell’Europa dei semiconduttori: Catania è la carta da giocareDa Siracusa al Belgio: Archimede 2.1 alla gara europea delle auto solariMorti sul lavoro in Sicilia: un’altra vita spezzata. Istituzioni e imprese devono darsi una regolataL’Italia forma i suoi giovani, poi li regala all’estero: la fuga dei talenti costa 11 miliardi l’annoVivere i borghi, non solo visitarli: a Castelbuono debutta Madonie Nomad ResidencyVicenzaoro September 2026, la Sicilia protagonista con 17 aziende

Per qualsiasi informazione puoi contattarci a:

redazione@sudhitech.it

direttore@sudhitech.it

+39 339 7008876

IN EVIDENZA

Rhine Group, Mario Draghi lancia il laboratorio di idee e relazioni che vuole cambiare l’Europa

30-08-2026 06:00

Redazione

Sostenibilità Mobilità del Futuro, Flusso,

Rhine Group, Mario Draghi lancia il laboratorio di idee e relazioni che vuole cambiare l’Europa

Economisti, imprenditori e accademici prepareranno proposte concrete su crescita, tecnologia, capitale, energia e autonomia strategica reale

foto-cc-by-4.0-–--european-union-2024-–-source-ep.jpeg

Foto: CC BY 4.0 – © European Union 2024 – Source: EP

Economisti, imprenditori e accademici prepareranno proposte concrete su crescita, tecnologia, capitale, energia e autonomia strategica reale

 

Non è un nuovo organismo di Bruxelles e non dispone di poteri legislativi o risorse pubbliche da amministrare.

Il Rhine Group è una struttura indipendente che vuole trasformare diagnosi economiche, studi accademici ed esperienze imprenditoriali in proposte applicabili dai governi e dalle istituzioni europee.

 

A fondarlo sono stati Mario Draghi e Patrick Collison, cofondatore e amministratore delegato di Stripe, mentre la direzione esecutiva è stata affidata all’economista spagnolo Luis Garicano.

La nuova organizzazione riunisce quasi sessanta personalità provenienti dalla tecnologia, dalla finanza, dall’industria, dalle università, dalle istituzioni e dall’informazione.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: impedire che il ritardo europeo nell’innovazione si trasformi in un declino economico, sociale e geopolitico permanente.

 

Che cos’è realmente il Rhine Group

Sebbene venga comunemente presentato come un think tank, dal punto di vista giuridico il Rhine Group è un’associazione costituita secondo gli articoli 60 e seguenti del Codice civile svizzero, con sede legale a Ginevra.

Nel proprio avviso legale si definisce un’organizzazione indipendente e apartitica, finalizzata a promuovere il confronto e a sviluppare soluzioni di politica pubblica fondate su dati e ricerche.

Non è, dunque, un’agenzia dell’Unione europea, una commissione istituzionale o una struttura direttamente controllata da Bruxelles.

È piuttosto una piattaforma privata di elaborazione e pressione culturale, capace di mettere nello stesso spazio decisionale economisti, imprenditori tecnologici, investitori, regolatori ed ex responsabili di governo.

 

Perché Draghi ritiene che l’Europa non possa più aspettare

Il manifesto del Rhine Group parte da un dato simbolico: soltanto quattro delle cinquanta maggiori aziende tecnologiche mondiali sarebbero europee.

Il gruppo individua il principale problema del continente nella difficoltà di trasformare ricerca, risparmio, competenze industriali e capitale umano in innovazione, produttività e imprese capaci di crescere su scala mondiale.

Secondo i promotori, la stagnazione non minaccia soltanto il reddito delle aziende o la posizione dell’Europa nei mercati internazionali.

Una crescita insufficiente riduce progressivamente le risorse disponibili per finanziare sanità pubblica, pensioni, scuola, difesa, transizione climatica e ammortizzatori sociali.

Il quadro geopolitico, inoltre, è diventato più difficile rispetto al settembre 2024, quando venne pubblicato il rapporto sulla competitività commissionato a Draghi.

Il manifesto richiama il ritorno dei dazi statunitensi, l’aumento della concorrenza cinese anche all’interno del mercato europeo e la vulnerabilità prodotta dalle dipendenze tecnologiche, energetiche e militari.

La tesi centrale è che il vecchio modello europeo — energia relativamente accessibile, sicurezza garantita dagli Stati Uniti ed esportazioni sostenute dal commercio globale — non sia più sufficiente a proteggere benessere e autonomia politica.

 

Dal rapporto Draghi a una struttura permanente

Il Rhine Group nasce come prosecuzione operativa di The Future of European Competitiveness, il rapporto presentato da Mario Draghi alla Commissione europea nel settembre 2024.

Quel documento conteneva più di 170 proposte riguardanti innovazione, energia, politica industriale, difesa, infrastrutture digitali, concorrenza e integrazione dei mercati finanziari.

Le tre priorità indicate erano:

  • colmare il divario europeo nell’innovazione;
  • decarbonizzare l’economia senza distruggere la competitività industriale;
  • ridurre le dipendenze strategiche dall’estero.

A queste direttrici la Commissione ha successivamente collegato la propria Competitiveness Compass, che comprende semplificazione normativa, mercato unico, unione dei risparmi e degli investimenti, formazione e coordinamento delle politiche nazionali.

 

Il fabbisogno da 750-800 miliardi l’anno

Il rapporto Draghi stimava che, tra il 2025 e il 2030, l’Unione avrebbe avuto bisogno di 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi ogni anno.

La stima era articolata in:

  • 450 miliardi l’anno per transizione energetica, tecnologie pulite, trasporti e relative infrastrutture;
  • 150 miliardi per diventare competitivi nelle tecnologie digitali;
  • 50 miliardi per rafforzare difesa e sicurezza;
  • 100-150 miliardi per innovazione radicale e aumento della produttività.

Si tratta di investimenti richiesti all’intero sistema europeo, pubblico e privato, e non del patrimonio o del bilancio del Rhine Group.

La dimensione della sfida spiega perché Draghi abbia scelto di creare una struttura permanente: un rapporto, per quanto autorevole, rischia di restare lettera morta se non viene tradotto in priorità, norme, strumenti finanziari e decisioni politiche.

 

Come lavorerà il nuovo laboratorio europeo

Il Rhine Group annuncia un metodo basato su ricerche preparatorie, confronto riservato e successiva produzione di proposte pubbliche.

I documenti di ricerca saranno distribuiti ai componenti prima degli incontri, in modo che la discussione parta da dati e soluzioni già strutturate.

Le riunioni seguiranno la Chatham House Rule: le informazioni emerse potranno essere utilizzate, ma non potranno essere rivelati il nome o l’organizzazione della persona che le ha espresse.

È una modalità pensata per consentire a manager, accademici ed ex responsabili politici di discutere liberamente anche di temi controversi, senza essere vincolati dalle rispettive posizioni ufficiali.

Secondo quanto spiegato da Luis Garicano, i componenti dovrebbero riunirsi almeno una volta l’anno per individuare i problemi da approfondire e affidare la preparazione delle proposte a ricercatori ed esperti.

I primi documenti dovrebbero essere pubblicati dopo la riunione inaugurale, con l’intenzione di stabilire priorità e facilitare l’attuazione delle riforme da parte della Commissione e dei governi nazionali.

 

Chi guida il Rhine Group

Mario Draghi

Mario Draghi è cofondatore e copresidente.

Presidente della Banca centrale europea dal 2011 al 2019 e presidente del Consiglio italiano dal 2021 al 2022, ha costruito la nuova iniziativa attorno alle analisi e alle proposte contenute nel suo rapporto del 2024.

Patrick Collison

Patrick Collison è cofondatore e copresidente.

È il cofondatore e amministratore delegato di Stripe, una delle principali società mondiali specializzate nelle infrastrutture tecnologiche per i pagamenti digitali.

Il suo ingresso segnala la volontà di affiancare alla visione macroeconomica di Draghi l’esperienza di chi ha costruito e portato su scala globale un’impresa tecnologica.

Luis Garicano

Luis Garicano è il direttore esecutivo.

Economista e docente di Politiche pubbliche alla London School of Economics, è stato europarlamentare dal 2019 al 2022 e ha partecipato ai lavori legislativi sul Recovery Fund europeo.

La struttura operativa comprende anche Teresa Raigada, capo di gabinetto, e Marta Garayoa, responsabile delle attività operative, della comunicazione e delle iniziative pubbliche.

 

Chi ne fa parte: quasi sessanta profili di primo piano

Alla data del 29 agosto 2026, la pagina ufficiale del Rhine Group elenca 59 componenti, inclusi i tre vertici.

Per rendere leggibile la composizione, i nomi possono essere raggruppati secondo l’area professionale prevalente, tenendo conto che molti profili operano in più settori.

 

La componente italiana

Oltre a Mario Draghi, partecipano sei figure italiane:

  • Andrea Pignataro, fondatore e amministratore delegato di ION Group;
  • Francesco Decarolis, professore di Economia all’Università Bocconi;
  • Francesco Giavazzi, professore emerito della Bocconi;
  • Luca Ferrari, cofondatore e amministratore delegato di Bending Spoons;
  • Lucrezia Reichlin, docente di Economia alla London Business School;
  • Vittorio Colao, vicepresidente EMEA di General Atlantic ed ex ministro per l’Innovazione tecnologica.

La delegazione italiana mette insieme economia accademica, finanza, software, investimenti e precedente esperienza di governo.

 

Economia, università e ricerca

La componente scientifica comprende Alexandra Roulet, Alice Evans, Andreu Mas-Colell, Beatrice Weder di Mauro, Bengt Holmström, Daniela Schwarzer, Jeromin Zettelmeyer, João Costa, John Van Reenen, Lars-Hendrik Röller, Moritz Schularick, Nicolas Petit, Per Strömberg, Philippe Aghion, Pierre-Olivier Gourinchas, Robbert Dijkgraaf, Stefanie Stantcheva, Tim Besley, Ulrike Malmendier e Xavier Jaravel.

Nel gruppo figurano quindi due economisti indicati come premi Nobel, Bengt Holmström e Philippe Aghion, insieme a studiosi provenienti da MIT, Harvard, Berkeley, LSE, INSEAD, Bruegel, Kiel Institute e European University Institute.

 

Tecnologia, industria, finanza e investimenti

Il mondo delle imprese è rappresentato da Alexis Kohler, Annette Mosman, Bastian Nominacher, Carlos Torres Vila, Gerd Chrzanowski, Hélène Huby, Ilham Kadri, Iryna Terekh, Jeannette zu Fürstenberg, Jesús Saa-Requejo, Leopold Aschenbrenner, Luciana Lixandru, Matt Clifford, Michael Miebach, Niklas Zennström, Piotr Dabkowski, Sebastian Siemiatkowski, Tobi Lütke, Torsten Reil e Xavier Niel.

Le aziende e organizzazioni riconducibili a questi profili spaziano da Celonis, Mastercard, Klarna, Shopify, ElevenLabs e Iliad fino a fondi come Atomico, Sequoia e General Catalyst, passando per spazio, difesa tecnologica, grande distribuzione e gestione del risparmio.

 

Politiche pubbliche, regolazione e informazione

Completano la squadra Benoît Cœuré, Bruno Le Maire, Cristina Garmendia, Jörg Kukies, Karien van Gennip, Laurence Boone, Louis Dreyfus, Roula Khalaf, Toomas Hendrik Ilves e Zanny Minton Beddoes.

La presenza dei vertici editoriali del Financial Times, dell’Economist e del gruppo Le Monde, accanto a ex ministri, regolatori ed ex capi di Stato, conferma la volontà di costruire una rete capace di incidere non soltanto sull’elaborazione tecnica, ma anche sul dibattito pubblico europeo.

 

Quali obiettivi concreti si prefigge

Il Rhine Group non ha ancora pubblicato un programma dettagliato diviso per singoli progetti, ma la sua missione permette di individuare almeno sette aree operative.

 

Innovazione e imprese tecnologiche

Il primo obiettivo è creare condizioni che consentano alle startup europee di nascere, raccogliere capitale e crescere senza trasferirsi negli Stati Uniti.

Intelligenza artificiale, semiconduttori, spazio, robotica, tecnologie quantistiche, biotecnologie e difesa rappresentano i settori nei quali il divario rischia di diventare irreversibile.

 

Mercato unico e semplificazione

Il gruppo dovrebbe lavorare sulle barriere normative e amministrative che costringono un’impresa europea a confrontarsi con regole, autorizzazioni e mercati differenti nei vari Stati membri.

La frammentazione limita la possibilità di raggiungere rapidamente una dimensione continentale.

 

Capitali e investimenti

Un’altra priorità riguarda l’integrazione dei mercati finanziari europei.

L’Europa dispone di un’enorme quantità di risparmio privato, ma una parte significativa viene investita fuori dal continente oppure non raggiunge le imprese innovative con la stessa efficacia osservata negli Stati Uniti.

 

Energia e decarbonizzazione

Il Rhine Group dovrà contribuire alla ricerca di un equilibrio tra riduzione delle emissioni, sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità dei costi energetici per le industrie.

La transizione ecologica, nella prospettiva di Draghi, non può essere separata dalla politica industriale.

 

Difesa e autonomia strategica

Le nuove tensioni internazionali impongono all’Europa di aumentare investimenti, capacità produttiva e coordinamento nel settore della sicurezza.

La presenza di imprenditori attivi nelle tecnologie aerospaziali e militari mostra che il tema sarà probabilmente centrale.

 

Produttività, competenze e lavoro

Innovazione e investimenti richiedono sistemi educativi capaci di formare lavoratori e ricercatori, oltre a politiche che favoriscano la diffusione delle nuove tecnologie nelle imprese tradizionali.

La competitività, in questa prospettiva, non coincide con la semplice riduzione dei salari o delle tutele, ma con la capacità di produrre più valore attraverso conoscenza, organizzazione e capitale.

 

Dalle analisi alle decisioni

L’obiettivo trasversale consiste nel produrre soluzioni sufficientemente precise da poter essere utilizzate da governi, Commissione e Parlamento europeo.

Il Rhine Group vuole quindi colmare lo spazio che separa un rapporto strategico da una norma, da un investimento o da una riforma concretamente applicata.

 

Rapporto Draghi attuato o ancora fermo? Le due letture

La nascita del Rhine Group parte dalla convinzione che l’agenda del 2024 sia ancora troppo lenta e frammentata.

Luis Garicano ha parlato di una fase di sostanziale paralisi e della necessità di stabilire un ordine tra le numerose riforme proposte.

La Commissione europea offre una valutazione più positiva.

Nel proprio bilancio a un anno dalla pubblicazione del rapporto, Bruxelles dichiarava di avere già avviato o realizzato oltre la metà delle iniziative e di avere mobilitato più di mille miliardi di euro tra innovazione, tecnologie pulite e sicurezza.

Le due valutazioni non sono necessariamente incompatibili.

L’avvio formale di strategie, fondi e proposte legislative non coincide sempre con la loro piena attuazione, né garantisce che gli investimenti arrivino rapidamente alle imprese.

Sarà proprio questa distanza tra decisioni annunciate, norme approvate e risultati economici effettivi il terreno sul quale dovrà misurarsi il Rhine Group.

 

Che cosa può fare e che cosa non può fare

Il Rhine Group non può approvare leggi, imporre riforme ai governi o obbligare la Commissione ad adottare le proprie proposte.

La sua forza dipenderà dall’autorevolezza dei componenti, dalla qualità delle ricerche e dalla capacità di costruire consenso attorno a soluzioni tecnicamente applicabili.

La presenza simultanea di imprenditori, economisti, investitori, regolatori ed ex governanti può ridurre la distanza tra chi studia le politiche e chi deve applicarle.

La stessa composizione solleva però un tema di rappresentanza: il gruppo è una rete selezionata privatamente e non dispone di un mandato democratico.

Le sue proposte dovranno quindi essere valutate pubblicamente, confrontate con interessi sociali differenti e sottoposte alle normali procedure politiche e istituzionali.

 

Trasparenza e interrogativi ancora aperti

Nelle pagine pubbliche consultate, il Rhine Group presenta missione, vertici, componenti e metodo generale di lavoro.

Non risultano ancora pubblicati un calendario completo delle attività, il bilancio dell’associazione, l’elenco dei finanziatori, i criteri di selezione dei membri o i primi documenti di ricerca.

L’avviso legale precisa però che studi e contenuti saranno messi pubblicamente a disposizione attraverso il sito ufficiale.

La credibilità dell’iniziativa dipenderà anche dalla trasparenza con cui saranno illustrati finanziamenti, processi decisionali, eventuali conflitti di interesse e passaggi dalle raccomandazioni alle politiche pubbliche.

 

La vera sfida: trasformare l’autorevolezza in risultati

Il Rhine Group dispone già di una concentrazione difficilmente replicabile di competenze, relazioni e potere economico.

Ma l’Europa non soffre per mancanza di rapporti, convegni o diagnosi sul proprio ritardo.

Il problema storico è la capacità di decidere in tempi compatibili con la velocità dell’innovazione e della competizione globale.

Il successo della nuova iniziativa di Mario Draghi non sarà quindi misurato dal prestigio dei partecipanti, ma dalla capacità di trasformare le analisi in riforme, investimenti e imprese europee realmente competitive.

Il laboratorio è stato costruito.

Adesso dovrà dimostrare di riuscire a spostare l’Europa dalle parole ai risultati.

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

Direttore Responsabile

Elisa Petrillo

SudHitech è una testata del Gruppo SudPress

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 05704050870 - ROC 180/2021 Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

sud

La tua pubblicità su SudHitech passa da qui! 

Scopri le opportunità, invia una richiesta