Articolo pubblicato nell'edizione caratacea di Agosto di SudPress
Il futuro della microelettronica passa sempre più dal carburo di silicio.
Mentre il silicio resta il materiale dominante per processori e memorie, il SiC sta diventando la tecnologia di riferimento per tutte quelle applicazioni che richiedono alte potenze, temperature elevate ed efficienza energetica: dai veicoli elettrici alle energie rinnovabili, fino alle reti intelligenti.
Non è un caso che Catania sia oggi considerata uno dei principali poli europei di questa tecnologia.
Sul territorio convivono ricerca universitaria, enti pubblici e industria, con STMicroelectronics tra i protagonisti internazionali del settore.
«Catania rappresenta quasi un unicum in Europa perché riunisce tutti gli attori della filiera del carburo di silicio: università, enti di ricerca e una grande realtà industriale.
Questo ecosistema accelera il trasferimento tecnologico e offre opportunità concrete anche ai giovani ricercatori», spiega Alessia Tricomi, docente dell’Università di Catania e principal investigator del progetto SWRIPS.
Le proprietà del SiC spiegano questo crescente interesse: un’ampia banda proibita, un’elevata conducibilità termica e la capacità di operare ad alte tensioni consentono di realizzare dispositivi più efficienti, compatti e con minori perdite energetiche rispetto al silicio tradizionale.
Ma a Catania la ricerca guarda anche oltre l’elettronica di potenza. Da oltre dieci anni il gruppo coordinato da Tricomi, insieme a CNR-IMM, INFN e Università di Catania, sviluppa fotorivelatori in carburo di silicio per applicazioni avanzate.
«Noi sfruttiamo un’altra caratteristica del materiale: la capacità di realizzare rivelatori UV estremamente sensibili e selettivi». Una tecnologia che trova applicazione nel monitoraggio ambientale, nello spazio, nella fisica medica e nell’agricoltura di precisione.
È proprio su questa base che nasce SWRIPS, progetto europeo dedicato al riuso delle acque reflue agroindustriali.
Il sistema integra depurazione e monitoraggio continuo attraverso uno spettrometro UV in carburo di silicio, capace di rilevare in tempo reale eventuali contaminazioni e attivare un sistema di allerta.
«Il valore strategico non è solo il carburo di silicio, ma il know-how costruito attorno a questa tecnologia. Investire oggi nella ricerca significa garantire competitività industriale e indipendenza tecnologica per l’Europa», conclude Tricomi.










