
Università, medici, imprese ed editoria firmano un protocollo per trasformare competenze e bisogni in progetti, cure sicure e fondi europei.
Non più soltanto una manifestazione nella quale presentare apparecchiature, dispositivi biomedicali e soluzioni digitali.
Expomedicina punta a diventare una piattaforma scientifica permanente, capace di mettere in comunicazione università, professionisti, istituzioni e imprese dei Paesi europei, del Medio Oriente e del Nord Africa.
È questo il significato del protocollo d’intesa sottoscritto a Catania per la costituzione di un Tavolo tecnico e di indirizzo scientifico dedicato all’innovazione sanitaria nel Mediterraneo.
Un progetto ambizioso che vuole accorciare la distanza, ancora troppo ampia, tra ciò che viene sviluppato nei laboratori e ciò che riesce davvero ad arrivare negli ospedali, negli ambulatori e nella vita quotidiana dei pazienti.
Che cos’è il Tavolo tecnico di Expomedicina
Il nuovo organismo nasce all’interno di Expomedicina – Salone Mediterraneo dell’Innovazione Tecnologica in Sanità.
Il suo compito sarà creare uno spazio stabile di confronto tra i diversi soggetti che partecipano alla trasformazione dei sistemi sanitari.
Non si tratta, dunque, di un semplice comitato organizzativo legato alla manifestazione fieristica.
Il Tavolo dovrà approfondire i problemi concreti del settore, individuare i fabbisogni delle aziende sanitarie e orientare la ricerca verso soluzioni realmente applicabili.
Tra le priorità indicate figurano la prevenzione, la sostenibilità economica dei servizi, la qualità dell’assistenza e la costruzione di modelli di cura maggiormente centrati sulla persona.
Il progetto vuole inoltre favorire la condivisione di buone pratiche e la cooperazione scientifica tra le università dell’area mediterranea.
Università, medici e imprese: chi ha firmato il protocollo
L’accordo è stato sottoscritto il 29 giugno 2026, nella sede del Rettorato dell’Università di Catania.
A firmarlo sono stati il rettore Enrico Foti per l’Università di Catania, Maurizio Ninfa per Interproject, Salvatore Amato per la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri e Carlo Mandelli per Mondadori Media.
La composizione dei firmatari mostra la natura multidisciplinare del progetto.
L’università porta ricerca, formazione e competenze scientifiche.
La componente medica rappresenta le esigenze dei professionisti e dei pazienti.
Le imprese possono trasformare la sperimentazione in prodotti e servizi.
Il settore editoriale e della comunicazione può contribuire alla formazione, all’orientamento universitario e alla divulgazione scientifica.
Alla sottoscrizione erano presenti anche Margherita Ferrante, referente del protocollo per l’ateneo catanese, la dirigente dell’Area Terza Missione Rosanna Branciforte, il presidente della Scuola di Medicina Giuseppe Barbagallo e la brand manager di Mondadori Pamela Carati.
Dalla ricerca alle corsie: perché serve il trasferimento tecnologico
Un’idea diventa utile soltanto quando raggiunge il paziente
Uno dei concetti centrali del protocollo è il trasferimento tecnologico in sanità.
Con questa espressione si indica il percorso attraverso il quale una scoperta scientifica viene sperimentata, validata, trasformata in una soluzione utilizzabile e introdotta nella pratica clinica.
Il passaggio non è automatico.
Molte innovazioni restano confinate nei laboratori perché mancano finanziamenti, sperimentazioni, competenze imprenditoriali o un collegamento efficace con le strutture sanitarie.
Il Tavolo dovrà provare a costruire proprio questo collegamento.
Le aree di maggiore interesse comprendono l’intelligenza artificiale applicata alla medicina, i dispositivi biomedicali, le terapie digitali, la diagnostica avanzata e gli strumenti per una prevenzione più moderna e organizzata.
L’obiettivo dichiarato non è utilizzare la tecnologia per sostituire il rapporto tra medico e paziente, ma per migliorare diagnosi, appropriatezza delle cure e organizzazione dei servizi.
Il Mediterraneo come laboratorio sanitario condiviso
Il progetto coinvolge un’area nella quale convivono sistemi sanitari profondamente differenti.
I Paesi europei, quelli del Nord Africa e del Medio Oriente affrontano problemi comuni, ma dispongono di risorse, strutture e modelli assistenziali spesso molto diversi.
L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, la carenza di personale sanitario e il costo crescente delle terapie impongono risposte coordinate.
Il Mediterraneo può quindi diventare un luogo di sperimentazione e cooperazione, soprattutto nei campi della telemedicina, della formazione internazionale e della gestione delle emergenze sanitarie.
Per Enrico Foti, il protocollo rafforza il ruolo dell’Università di Catania come collegamento tra ricerca, istituzioni, imprese e sistema sanitario.
L’ambizione è consolidare la posizione di Catania come punto di riferimento per l’innovazione sanitaria mediterranea, trasformando il confronto scientifico in progetti operativi e opportunità di sviluppo.
La ricerca dei finanziamenti nazionali ed europei
Uno dei compiti più concreti affidati al Tavolo sarà l’individuazione di bandi e finanziamenti nazionali ed europei.
La cooperazione internazionale può infatti consentire la partecipazione a programmi che richiedono partenariati tra università, strutture sanitarie, imprese e organizzazioni appartenenti a Paesi diversi.
Non basterà, tuttavia, intercettare le risorse.
Sarà necessario costruire progetti credibili, definire obiettivi misurabili e dimostrare quale beneficio concreto possa derivarne per i cittadini e per i sistemi sanitari coinvolti.
Come specificato dall’Università di Catania, le attività confluiranno ogni anno in un documento condiviso contenente analisi, indirizzi strategici e proposte operative.
Il documento sarà diffuso alle università aderenti alla rete internazionale di Expomedicina e attraverso i canali scientifici dei promotori.
Expomedicina 2026 alle Ciminiere di Catania
Il sito ufficiale di Expomedicina indica attualmente lo svolgimento della sesta edizione dal 25 al 28 ottobre 2026 alle Ciminiere di Catania.
Il calendario aggiorna quanto riportato in alcune dichiarazioni diffuse alla fine di giugno, nelle quali si faceva riferimento a una tappa palermitana nel 2026 e al ritorno a Catania nel 2027.
La manifestazione si presenta come uno spazio d’incontro tra aziende, professionisti, ricercatori, operatori sanitari e divulgatori scientifici.
La nascita del Tavolo tecnico dovrebbe permettere di superare la dimensione esclusivamente espositiva, dando continuità al lavoro anche dopo la chiusura degli stand.
La vera sfida sarà produrre risultati verificabili
Il protocollo rappresenta un punto di partenza, non ancora un risultato.
La credibilità dell’iniziativa dipenderà dalla capacità di trasformare le intenzioni in ricerche finanziate, sperimentazioni cliniche, collaborazioni internazionali e tecnologie accessibili agli ospedali.
Sarà soprattutto il documento annuale previsto dall’accordo a consentire di verificare quanti progetti saranno stati avviati, quali risorse saranno state ottenute e quali benefici saranno arrivati ai servizi sanitari.
Perché la sanità del futuro non si costruisce semplicemente esponendo nuove macchine.
Si costruisce quando ricerca, competenze e investimenti riescono finalmente a produrre cure più efficaci e servizi migliori per le persone.










