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Blackout in Sicilia, la rete fragile spegne il «polo energetico del Mediterraneo»: l’allarme UGL

27-07-2026 06:00

Redazione

Sostenibilità Mobilità del Futuro, Flusso,

Blackout in Sicilia, la rete fragile spegne il «polo energetico del Mediterraneo»: l’allarme UGL

Negozi paralizzati, cibo e farmaci a rischio, elettrodomestici esposti ai guasti: cittadini e aziende subiscono costi pesanti senza risposte

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Negozi paralizzati, cibo e farmaci a rischio, elettrodomestici esposti ai guasti: cittadini e aziende subiscono costi pesanti senza risposte

 

Il paradosso è ormai politico prima ancora che energetico.

La Sicilia viene raccontata come futura piattaforma strategica per la produzione di energia e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma continua a non riuscire a garantire la continuità del servizio elettrico nei momenti di maggiore richiesta.

A denunciare una situazione diventata strutturale è il segretario regionale della UGL Sicilia, Carmelo Giuffrida, dopo le interruzioni registrate da Catania a Palermo, passando per Motta Sant’Anastasia e numerosi altri comuni.

Non si tratta soltanto di qualche ora trascorsa al buio.

Dietro ogni blackout ci sono alimenti deteriorati, elettrodomestici danneggiati, attività commerciali costrette a fermarsi, strumenti elettronici esposti agli sbalzi di tensione e persone fragili lasciate senza servizi essenziali.

Il conto della mancata manutenzione, come spesso accade, non arriva a chi avrebbe dovuto programmare gli interventi.

Viene presentato direttamente a cittadini e imprenditori.

 

Quanto costa davvero un blackout a famiglie e imprese?

Non esiste ancora un bilancio complessivo dei danni provocati dalle interruzioni di questi giorni.

Ma le conseguenze potenziali sono facilmente individuabili e possono trasformarsi, soprattutto quando i disservizi si ripetono, in perdite economiche rilevanti.

Il conto per le famiglie

Per una famiglia, un’interruzione prolungata può significare perdere il contenuto di frigoriferi e congelatori, danneggiare condizionatori, televisori, computer e altri apparecchi sensibili agli sbalzi di corrente.

Significa anche dover affrontare temperature elevate senza climatizzazione, con rischi particolarmente seri per anziani, bambini, persone malate e cittadini che utilizzano dispositivi sanitari alimentati elettricamente.

 

A questo si aggiungono ascensori bloccati, connessioni interrotte, sistemi di allarme fuori uso e l’impossibilità di lavorare da casa.

Il blackout, dunque, non è un semplice fastidio estivo.

È un evento che può incidere sulla sicurezza domestica, sulla salute e sul bilancio familiare.

La stangata nascosta per le imprese

Per negozi, bar, ristoranti, supermercati, laboratori artigianali e imprese produttive, anche poche ore senza energia possono provocare una catena di danni.

Si fermano casse e terminali POS, si interrompono lavorazioni e collegamenti informatici, saltano prenotazioni e consegne, mentre frigoriferi e celle refrigerate rischiano di non garantire la corretta conservazione degli alimenti.

Le aziende che non possono permettersi di arrestare l’attività devono ricorrere a gruppi elettrogeni, sostenendo ulteriori costi per noleggio, carburante e assistenza tecnica.

Quando l’energia ritorna, inoltre, non sempre basta premere un interruttore.

Macchinari, server, impianti e processi produttivi devono essere controllati e riavviati, con altre ore di lavoro perdute.

È una sorta di tassa occulta sull’inefficienza infrastrutturale, pagata senza che nessuno presenti un rendiconto pubblico dei danni economici prodotti.

 

UGL: «La rete viene lasciata a se stessa»

Secondo Carmelo Giuffrida, liquidare tutto come una conseguenza inevitabile del caldo sarebbe una spiegazione troppo comoda.

«Non siamo di fronte a un’emergenza improvvisa legata soltanto al caldo o all’aumento dei consumi», afferma il segretario regionale della UGL.

«Siamo davanti al risultato di una rete che da anni necessita di interventi di ammodernamento, manutenzione e potenziamento e che invece viene lasciata a se stessa».

La denuncia sindacale individua quindi un problema strutturale: una rete elettrica che mostra puntualmente le proprie fragilità quando aumentano temperature e consumi.

Se il fenomeno si ripete ogni estate, chiamarlo ancora “emergenza” diventa un esercizio di comodo.

Un’emergenza ricorrente e prevedibile si chiama mancata programmazione.

 

I lavoratori chiamati a compensare anni di ritardi

A fronteggiare materialmente le conseguenze dei blackout sono gli operatori del comparto elettrico.

Tecnici e addetti intervengono spesso in condizioni difficili per individuare i guasti, mettere in sicurezza gli impianti e ripristinare il servizio.

A loro Giuffrida riconosce professionalità e senso di responsabilità.

Ma il sindacato avverte che non si può continuare a chiedere ai lavoratori di compensare, con interventi d’urgenza, problemi che richiederebbero investimenti, manutenzione preventiva e una strategia industriale.

Il personale può riparare un guasto.

Non può sostituirsi alla politica né programmare il rifacimento delle infrastrutture.

 

Il grande paradosso del polo energetico mediterraneo

La contraddizione evidenziata dalla UGL Sicilia è difficilmente contestabile.

La Regione viene indicata come territorio centrale per le rinnovabili, per la transizione ecologica e per le nuove rotte energetiche del Mediterraneo.

Contemporaneamente, però, cittadini e aziende continuano a sperimentare una rete incapace di reggere i picchi di domanda senza mostrare pericolosi cedimenti.

«Non possiamo pensare di costruire il futuro energetico del Paese senza investire sulle infrastrutture che devono distribuire quell’energia», osserva Giuffrida.

Produrre più energia serve a poco se la rete non è in grado di trasportarla e distribuirla con continuità.

E proclamare la Sicilia “hub energetico” mentre attività commerciali e abitazioni restano senza corrente rischia di trasformare una strategia nazionale in uno slogan dal sapore persino beffardo.

 

Regione e gestori rendano pubblici investimenti, cantieri e ritardi

La UGL Sicilia chiede a chi gestisce la rete di accelerare gli interventi e fornire risposte sullo stato degli investimenti programmati.

Alla Regione Siciliana viene richiesto di esercitare concretamente le proprie funzioni di indirizzo e vigilanza, verificando risorse impiegate, opere realizzate e tempi di completamento.

Anche i governi regionale e nazionale, secondo il sindacato, devono considerare il rafforzamento della rete elettrica siciliana una priorità strategica.

 

Occorre però qualcosa di più delle dichiarazioni.

Servono un elenco pubblico degli interventi, le somme stanziate, i territori interessati, i cantieri aperti, le scadenze previste e le ragioni degli eventuali ritardi.

Sarebbe inoltre necessario quantificare le interruzioni, la loro durata e i danni denunciati da utenti e attività economiche.

Perché senza dati e responsabilità individuabili, al prossimo blackout tornerà in scena il solito copione: cittadini al buio, imprese in perdita, lavoratori mandati a riparare e istituzioni impegnate a spiegare che la colpa sarebbe ancora una volta del caldo.

 

«I siciliani hanno diritto a un servizio essenziale efficiente e continuo», conclude Carmelo Giuffrida, chiedendo un confronto immediato e un piano corredato da risorse, tempi e verifiche.

Il punto è esattamente questo.

 

L’energia elettrica non è un favore concesso quando la rete riesce a reggere.

È un servizio essenziale per il quale famiglie e imprese pagano bollette sempre più pesanti e dal quale dipendono sicurezza, salute, lavoro e competitività.

La Sicilia non può candidarsi a illuminare il Mediterraneo mentre continua a lasciare i siciliani al buio.

 

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

Direttore Responsabile

Elisa Petrillo

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