
Hub, laboratori e percorsi specialistici entrano nella fase decisiva: richiesti 12,78 milioni, a fronte di una dotazione pari a 9,5 milioni.
Per la prima volta la Regione Siciliana prova a costruire una rete organizzata di incubatori, acceleratori e poli capaci di accompagnare la nascita e la crescita di nuove attività imprenditoriali.
Il Dipartimento regionale delle Attività produttive, guidato dal dirigente generale Dario Cartabellotta, ha approvato con il DDG numero 2204 del 20 luglio 2026 la graduatoria definitiva dell’avviso Open Innovation Sicilia.
Delle 18 domande presentate, 16 hanno superato la valutazione tecnica e finanziaria, collocandosi sopra la soglia minima prevista.
La misura rientra nell’Azione 1.1.3 del PR FESR Sicilia 2021-2027, dedicata alla realizzazione e al potenziamento di spazi per la promozione dell’innovazione.
Un intervento che punta a mettere in relazione startup, piccole e medie imprese, università, centri di ricerca, investitori e competenze specialistiche.
La graduatoria è definitiva per quanto riguarda l’ammissibilità e l’ordine di merito, ma non equivale ancora alla concessione automatica dei finanziamenti, che dipenderà dalle risorse disponibili e dai successivi provvedimenti amministrativi.
(Graduatoria e decreto ufficiale)
SiLIFE al primo posto della graduatoria
A guidare la classifica è SiLIFE – Sicily Innovation Hub for Life & Future Enterprises, presentato da BI-REX – Big Data Innovation & Research Excellence.
Il progetto ha ottenuto 80 punti su un massimo di 82, con una spesa prevista di 999 mila euro e un contributo richiesto di poco superiore a 915 mila euro.
Al secondo posto si trova Qanat – Polo Innovazione Mediterranea, proposto da PricewaterhouseCoopers Business Services, seguito da INN-SO – Il Polo di innovazione della Sicilia Occidentale, promosso da Gate Real Estate Innovation.
Entrambi hanno ottenuto 73 punti, così come Ragusa Innovation Lab, il progetto di ELIS Innovation Hub dedicato alla chimica sostenibile e all’economia circolare.
La presenza di proposte territoriali e settoriali molto diverse restituisce l’immagine di una rete che prova a coprire più aree dell’Isola e differenti filiere produttive.
I 16 progetti ammessi a Open Innovation Sicilia
La graduatoria pubblicata dal Dipartimento comprende i seguenti interventi, ordinati secondo il punteggio ottenuto.

Incubatori e acceleratori: cosa sono e a cosa servono
Un incubatore accompagna normalmente un’idea imprenditoriale nelle sue prime fasi.
Aiuta il gruppo promotore a definire il modello di attività, costruire un piano economico, sviluppare il prodotto e trasformare il progetto in una vera impresa.
Un acceleratore interviene invece su aziende già costituite che hanno bisogno di crescere rapidamente, trovare nuovi mercati, migliorare la propria organizzazione o entrare in contatto con investitori.
Nel caso di Open Innovation Sicilia, i programmi dovrebbero offrire servizi di formazione, consulenza, trasferimento tecnologico, networking, accompagnamento finanziario e accesso al mercato.
Il bando è rivolto anche a micro, piccole e medie imprese costituite da non più di 60 mesi e a gruppi di aspiranti imprenditori.
Per i servizi specialistici di accelerazione sono previsti interventi fino a 220 mila euro, ai quali possono aggiungersi ulteriori risorse in regime “de minimis” e contributi per le imprese nate dai gruppi incubati.
Richiesti 12,78 milioni, ma la disponibilità annunciata è di 9,5 milioni
Sommando i valori inseriti in graduatoria, i 16 programmi prevedono una spesa complessiva di circa 15,63 milioni di euro.
I contributi richiesti raggiungono invece 12,78 milioni, pari a quasi l’82% dell’investimento programmato.
La dotazione annunciata dall’avviso è però di oltre 9,5 milioni di euro.
Esiste quindi uno scarto di circa 3,3 milioni tra le richieste complessive e le risorse inizialmente disponibili.
È questo il motivo per cui l’ammissione in graduatoria non può essere confusa con il finanziamento già concesso a tutti i progetti.
Saranno i successivi atti del Dipartimento a stabilire quali operazioni potranno essere finanziate immediatamente, se verranno recuperate altre risorse e in che misura sarà possibile far scorrere la graduatoria.
Tamajo: “Costruiamo un’infrastruttura dell’innovazione”
Secondo l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo, la misura rappresenta uno strumento nuovo per la Regione.
L’obiettivo dichiarato non sarebbe semplicemente quello di sostenere singole aziende, ma di costruire “un’infrastruttura dell’innovazione” capace di accompagnare la nascita e il consolidamento delle startup siciliane.
“Oggi passiamo dalle parole ai fatti”, ha affermato l’assessore, sostenendo che i nuovi poli potranno offrire competenze, relazioni e opportunità senza costringere i giovani imprenditori a cercare altrove le condizioni necessarie per crescere.
La vera sfida comincia dopo la graduatoria
L’approvazione dei 16 progetti è soltanto il primo passaggio.
Un ecosistema dell’innovazione non nasce semplicemente finanziando nuovi spazi, acquistando attrezzature o organizzando corsi.
Servono collegamenti reali con le imprese, università disponibili a trasferire conoscenze, investitori capaci di assumersi rischi e strutture in grado di accompagnare le startup anche dopo la conclusione dei finanziamenti pubblici.
I risultati dovranno essere misurati attraverso indicatori verificabili: imprese sostenute, brevetti sviluppati, investimenti privati attratti, nuovi mercati raggiunti e occupazione qualificata prodotta.
Soltanto allora sarà possibile capire se Open Innovation Sicilia avrà costruito una rete realmente utile oppure una nuova costellazione di sigle, laboratori e strutture destinate a spegnersi insieme ai finanziamenti europei.










