
Mentre a Roma ARERA indica la Sicilia come uno dei casi simbolo dello stallo del servizio idrico, a Catania quello stallo si aggrava.
Nelle stesse ore in cui il presidente Nicola Dell'Acqua presenta la Relazione annuale sullo stato dei servizi, l'Assemblea territoriale idrica (ATI) di Catania vota la risoluzione del contratto con Servizi Idrici Etnei (SIE), aggiungendo un nuovo capitolo alla vicenda del gestore unico della provincia.
La coincidenza non è soltanto temporale.
È lo stesso scenario descritto da ARERA nella relazione, che definisce la governance del servizio idrico "il nodo più difficile" e indica Sicilia e Campania come le aree dove gli affidamenti al gestore unico continuano a rimanere impantanati tra gestioni in scadenza e contenziosi.
"I primi affidamenti risalgono agli anni Novanta: trent'anni di gestione costruita, di investimenti programmati, di know-how accumulato rischiano di disperdersi nell'assenza di un passaggio ordinato al successore.
I cittadini di quei territori pagano il prezzo di inefficienze che non dipendono dalle loro scelte", scrive il presidente Dell'Acqua nella presentazione della relazione.
L'Autorità lega direttamente questa situazione alla capacità di programmare gli investimenti.
Il presidente sottolinea il cambio di camcia dall'arrivo di Arera con una spesa programmata, nel quarto periodo regolatorio, di circa 28 miliardi di euro.
La regolazione dipende anche dalla presenza di gestori in grado di garantire continuità operativa e finanziaria.
Il quadro nazionale resta però segnato da criticità strutturali.
Le perdite della rete idrica raggiungono in media il 42,5%, con percentuali ancora più elevate nel Mezzogiorno.
Nel 2024 oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia ha subito misure di razionamento.
L'Italia continua inoltre a essere il primo Paese dell'Unione europea per prelievo di acqua potabile, con 411 litri per abitante al giorno, ma anche uno di quelli con le maggiori inefficienze nella distribuzione.
Per ARERA questo divario è il risultato di "decenni di ritardi negli investimenti e di una governance frammentata".
In questo contesto il sindacato l'UGL punta il dito contro tutti gli attori e chiede subito “un tavolo permanente di confronto, con la partecipazione dell'ATI, dei Comuni interessati, delle società coinvolte, delle organizzazioni sindacali e di tutti gli attori istituzionali competenti.
Un tavolo che non abbia una funzione meramente consultiva, ma che affronti concretamente e con tempestività le questioni legate alla continuità del servizio, alla salvaguardia dei livelli occupazionali, alla tutela dei lavoratori pubblici e privati coinvolti e alla programmazione degli investimenti infrastrutturali indispensabili per il territorio”, si legge nel comunicato.
“È necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e che si definisca un percorso chiaro, condiviso e verificabile, nell'interesse dei cittadini e del futuro del servizio idrico nel Catanese”, affermano congiuntamente Carmelo Giuffrida, segretario regionale UGL Sicilia, e segretario provinciale UGL Chimici Catania, e Giovanni Musumeci, segretario provinciale UGL Catania.










