Entrerà in esercizio nel 2027, prevede un investimento superiore ai 200 milioni di euro e una potenza installata di 225,5 MW, con una produzione annua stimata di 405 GWh di energia rinnovabile.
Realizzato su un'area di circa 260 ettari, l'impianto integra produzione elettrica, attività agricole, interventi di riforestazione e misure per la biodiversità.
I numeri del progetto che European Energy sta realizzando a Vizzini, nel Calatino, bastano da soli a spiegare perché venga presentato come il più grande impianto agrivoltaico d'Italia e uno dei maggiori d’Europa.
La sfida più difficile, però, potrebbe non riguardare l’energia e non è legata alla fase di realizzazione.
Una volta che l’impianto entrerà in funzione occorrerà verificare che l'attività agricola non resti soltanto sulla carta. D’altra parte, agrivoltaico significa proprio questo: fare coabitare due mondi distanti ma entrambi fondanti dell’economia del nostro Paese.
Tutto deve essere misurabile e le amministrazioni pubbliche avranno un fondamentale ruolo di controllore super partes. Metteranno insieme i dati degli allevatori con quelli dei produttori di energia per valutare l’effettivo equilibrio tra le due produzioni.
È uno degli aspetti sui quali si è soffermato Alessandro Migliorini, Head of Public Affairs Italia di European Energy, nella lunga intervista che ha rilasciato al nostro giornale.
Abbiamo approfondito gli aspetti tecnologici, industriali e strategici del progetto partendo dalla domanda: perché Vizzini?
Per il sole, certo, ma soprattutto per la presenza di una importante infrastruttura di rete realizzata da Terna nelle immediate vicinanze dell’area, tutto sarebbe stato diverso.
Significa capacità di connessione alla rete elettrica.
C’è poi il tema dell’acqua e del suo recupero e riuso. Una parte della scommessa molto legata alla componente agricola del progetto.
Il tema delle opere compensative per il territorio, delle ricadute economiche locali, del ruolo della Sicilia nella strategia italiana di European Energy e delle criticità che oggi rallentano lo sviluppo delle grandi infrastrutture energetiche nel Paese.
L’impianto di Vizzini è considerato strategico per la compagnia e a differenza di altri impianti fotovoltaici, come quello di Mineo, non ne è prevista la cessione una volta entrato in esercizio. Non rientra nella strategia di rotazione del capitale dell’azienda.











