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"Una nuova visione di città che finalmente si appresta ad avere un lungomare cittadino con spazi ampi e moderni, rimediando a errori di impostazione del passato che hanno limitato l'interazione millenaria tra le lave di Ognina e il suo mare".
Un anno dopo, quella visione è finita sotto esame. I danni provocati dal ciclone Harry hanno spinto il Comune a verificare se il progetto di riqualificazione del Lungomare debba essere rivisto, mentre l'Ordine degli Architetti della provincia di Catania invita ad approfittare di questa fase per aprire un confronto sul futuro del waterfront, immaginando una costa meno impermeabilizzata, più verde e maggiormente integrata con l'ambiente naturale.
A riaccendere il dibattito è stato il sindaco Enrico Trantino
"Sul rifacimento del Lungomare desideriamo avere tutte le informazioni per capire se presenta condizioni di vulnerabilità che ci impongano di rivedere il progetto di riqualificazione, già iniziato con il cantiere aperto dinanzi al Nautico", ha scritto sui social.
Una prudenza condivisa dagli architetti etnei. "La scelta di attendere ulteriori verifiche tecniche prima di procedere sugli interventi più delicati del Lungomare è assolutamente condivisibile", afferma il presidente dell'Ordine Alessandro Amaro.
Ma proprio le criticità emerse dopo il ciclone, secondo i professionisti, potrebbero rappresentare l'occasione per ripensare il rapporto tra città e mare attraverso interventi più orientati alla rinaturalizzazione, all'utilizzo di superfici permeabili e a strutture leggere capaci di adattarsi meglio all'evoluzione del litorale.
Il cambio di prospettiva rispetto a dodici mesi fa è evidente. Quando il masterplan venne presentato dall'amministrazione comunale, l'obiettivo era trasformare il waterfront compreso tra piazza Europa e piazza Mancini Battaglia in un sistema continuo di spazi pubblici, verde urbano, percorsi pedonali e aree dedicate alla socialità.
Un progetto da circa 57 milioni di euro pensato per ricucire il rapporto tra la città e il mare
Oggi, però, la priorità è capire se il tratto costiero interessato dagli interventi presenti elementi di vulnerabilità che richiedano modifiche progettuali.
Per questo motivo il Comune ha affidato al Dipartimento di Geologia una verifica geognostica dell'area. Un primo studio è già stato illustrato all'amministrazione, ma il quadro definitivo sarà disponibile entro luglio.
Fino ad allora non verranno eseguiti lavori sul tratto di marciapiede crollato dopo il passaggio del ciclone Harry. Una scelta che il sindaco motiva con la necessità di verificare la stabilità dell'intero sedime prima di procedere con opere che potrebbero essere nuovamente esposte a eventi analoghi.
Le conseguenze dell'evento meteorologico non riguardano soltanto il marciapiede danneggiato. Trantino ha infatti escluso il ripristino del solarium realizzato a ridosso del porto di Ognina.
"Non possiamo neanche riproporre il solarium a ridosso del porto di Ognina, per la mutata conformazione dei luoghi che richiedevano un nuovo progetto e una serie di autorizzazioni che non avremmo avuto in tempo per la stagione estiva", ha spiegato.
Nel frattempo l'amministrazione guarda ad altre possibili opere sul fronte mare. Tra queste la realizzazione di un accesso alla balneazione in piazza del Tricolore, accompagnato dalla rinaturalizzazione dell'area circostante, e un collegamento pedonale verso la spiaggia formatasi nei pressi di Porto Rossi.
Nell'immediato gli interventi si sono concentrati su San Giovanni Li Cuti, che il sindaco individua come l'unica porzione pienamente fruibile del litorale lavico. Qui sono stati rimossi parte dei massi accumulati dalle mareggiate e mantenute le strutture per garantire l'accessibilità al mare.
Se per il Comune la priorità è comprendere quali conseguenze abbiano avuto gli eventi estremi sulla stabilità della costa, per gli architetti la riflessione può andare oltre l'emergenza.
"Gli eventi atmosferici estremi degli ultimi anni ci impongono di guardare alle aree costiere non più soltanto come spazi urbani da ricostruire, ma come ecosistemi fragili con cui ristabilire un equilibrio", osserva Amaro.
Secondo l'Ordine, il tema non è soltanto come riparare ciò che è stato danneggiato, ma come progettare il Lungomare nei prossimi decenni. Una prospettiva che potrebbe tradursi, dove tecnicamente possibile, in un minore ricorso a superfici rigidamente pavimentate e in una maggiore presenza di aree verdi, suoli permeabili e interventi di rinaturalizzazione.
Cosa serve fare secondo gli architetti etnei
Tra le soluzioni indicate compaiono passerelle in legno e acciaio, percorsi rialzati, piattaforme leggere e sistemi costruttivi reversibili, concepiti per adattarsi meglio all'evoluzione naturale del litorale e dialogare con il paesaggio lavico e marino.
"La vulnerabilità del Lungomare può diventare anche l'occasione per immaginare soluzioni maggiormente orientate alla rinaturalizzazione e alla valorizzazione paesaggistica del waterfront", afferma il presidente dell'Ordine.
Una posizione che non punta a mettere in discussione il progetto avviato dall'amministrazione comunale, ma ad aggiornarne eventualmente alcuni presupposti alla luce delle nuove condizioni emerse dopo il ciclone.
"Non si tratta di mettere in discussione il percorso progettuale avviato, ma di cogliere l'opportunità di un confronto multidisciplinare che tenga conto delle nuove condizioni del territorio e delle prospettive contemporanee di progettazione urbana e costiera", conclude Amaro.










