L’Italia regge agli shock, ma senza produttività, capitale umano e investimenti rischia una nuova stagione di crescita debole se non di recessione
Dalla crisi energetica alla sfida tecnologica, il Governatore indica le priorità per evitare arretramento economico e sociale.
Le Considerazioni finali 2026 del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, consegnano un quadro netto: l’economia mondiale ha retto meglio del previsto nel 2025, ma entra nel 2026 dentro una fase di forte instabilità.
Il documento richiama la crescita globale del 3,4 per cento nel 2025, superiore alle attese, sostenuta anche dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale e dal contributo della Cina.
Ma lo scenario è cambiato con il conflitto nel Golfo Persico, il blocco dello stretto di Hormuz, il rincaro dell’energia e il ritorno di pressioni inflazionistiche diffuse.
La Banca d’Italia avverte che l’incertezza è destinata a pesare su consumi, investimenti e mercati finanziari.
Il mondo cresce, ma cammina su un terreno minato
Il primo messaggio è globale.
La crescita del 2025 non cancella le fragilità.
Dazi, guerre, shock energetici e tensioni commerciali stanno ridisegnando l’economia internazionale.
Secondo Panetta, il commercio mondiale ha mostrato una dinamica più robusta del previsto, con una crescita del 5 per cento, ma il protezionismo non ha corretto gli squilibri che dichiarava di voler ridurre.
Anzi.
Il documento sottolinea che il 90 per cento dell’onere dei dazi statunitensi è ricaduto su consumatori e imprese americani.
Il rischio indicato è quello di una frammentazione progressiva dell’economia mondiale.
Una frammentazione che non elimina gli squilibri, ma li sposta, li nasconde e li rende più costosi da correggere.
Europa: crescita debole e riforme troppo lente
Per l’area dell’euro il 2025 si è chiuso con una crescita dell’1,4 per cento, che scende intorno all’1 per cento se si esclude il contributo statistico dell’Irlanda.
Germania e Italia hanno sofferto soprattutto la debolezza della manifattura, esposta alla concorrenza internazionale e alla pressione cinese.
L’inflazione era tornata verso l’obiettivo del 2 per cento, consentendo alla BCE di ridurre i tassi.
Poi il nuovo shock energetico ha riaperto il fronte dei prezzi.
Panetta segnala che la politica monetaria dovrà impedire che il rincaro dell’energia diventi inflazione persistente, radicata nelle aspettative di famiglie, imprese e lavoratori.
Sul piano politico, il giudizio sull’Europa è chiaro: le priorità sono state individuate, ma l’attuazione resta lenta.
Mercato unico incompleto, frammentazione finanziaria, dipendenza tecnologica ed energetica continuano a frenare la capacità dell’Unione di competere.
Italia: lo slancio si è indebolito
La parte dedicata all’Italia fotografa una situazione a doppia faccia.
Dal 2019 il PIL italiano è cresciuto di oltre il 6 per cento, nonostante pandemia e crisi energetica.
Il risultato è stato sostenuto dagli investimenti, dalle esportazioni e dall’aumento dell’occupazione.
Anche la posizione netta sull’estero è migliorata, diventando creditoria per il 15 per cento del PIL.
Tuttavia, nel 2025 la crescita si è fermata allo 0,5 per cento, sotto la media dell’area euro.
Hanno pesato il peggioramento del quadro geopolitico, le difficoltà dell’economia tedesca, i dazi e la debole dinamica del reddito disponibile.
La Banca d’Italia individua il nodo centrale nella produttività.
Dall’inizio del secolo, il prodotto per ora lavorata nel settore privato non finanziario è cresciuto in Italia appena del 6 per cento, molto meno rispetto agli altri grandi paesi dell’eurozona.
Con una popolazione in età da lavoro in diminuzione, l’Italia non potrà contare a lungo solo sull’aumento degli occupati.
Servono innovazione, capitale umano, energia meno costosa e una pubblica amministrazione più efficace.
PNRR: oltre 100 miliardi spesi, ma ora serve continuità
Il PNRR viene indicato come uno dei fattori principali della ripresa degli investimenti.
Tra il 2021 e il 2025 gli interventi del Piano hanno superato i 100 miliardi di euro, contribuendo per il 30 per cento all’accumulazione complessiva.
Secondo la Banca d’Italia, le spese effettuate hanno sostenuto la domanda e innalzato il livello del prodotto annuale di quasi 1 punto percentuale medio nel quinquennio.
Il Piano ha anche migliorato alcuni meccanismi della pubblica amministrazione, con procedure più orientate agli obiettivi e tempi più rapidi negli appalti finanziati.
La questione, però, è il dopo.
Per rendere duraturo l’aumento degli investimenti non basterà la spesa pubblica.
Dovrà aumentare il contributo del settore privato, soprattutto negli investimenti in innovazione, ricerca, software, dati e organizzazione aziendale.
Intelligenza artificiale: occasione enorme, ma l’Italia è in ritardo
Uno dei passaggi centrali riguarda l’intelligenza artificiale.
Panetta la descrive come una tecnologia ormai entrata negli andamenti macroeconomici, capace di incidere su investimenti, commercio, produttività e lavoro.
Per l’Italia può essere una leva decisiva.
Ma il potenziale non si realizzerà automaticamente.
La quota di imprese italiane che usa l’IA è salita al 30 per cento, ma solo il 5 per cento ne fa un uso intensivo.
Nella maggior parte dei casi si tratta ancora di applicazioni semplici, non di una trasformazione profonda dei processi produttivi.
Il rischio evocato è quello di ripetere il ritardo accumulato negli anni Novanta con le tecnologie dell’informazione.
Secondo le stime richiamate, la produttività del lavoro potrebbe aumentare di 0,2 punti percentuali all’anno in uno scenario di adozione lenta, ma di oltre 1 punto in caso di diffusione rapida e pervasiva.
Per arrivarci servono trasferimento tecnologico, competenze, venture capital, domanda pubblica innovativa e regole chiare.
Non sussidi generici, ma politiche mirate e stabili.
Formazione: pochi laureati, troppi giovani fuori da studio e lavoro
Il tema del capitale umano è collegato direttamente alla capacità innovativa.
La quota di trentenni laureati in Italia è salita al 30 per cento, ma resta inferiore a quella delle principali economie europee.
Tra i giovani non laureati, uno su cinque non studia e non lavora.
È una percentuale doppia rispetto agli altri paesi considerati.
Il documento segnala anche l’emigrazione dei laureati: tra il 2020 e il 2024 oltre 100.000 giovani laureati sono usciti dall’Italia.
Per Panetta si è creato un circolo vizioso: imprese poco innovative chiedono poco lavoro qualificato; la scarsa domanda riduce l’incentivo a studiare; la carenza di competenze frena l’adozione di nuove tecnologie.
Spezzare questo meccanismo diventa una priorità nazionale.
Energia: ridurre la dipendenza dall’estero
La crisi nel Golfo Persico riporta al centro la vulnerabilità energetica dell’Italia.
Il rincaro dell’energia trasferisce risorse all’estero, riduce il reddito delle famiglie, indebolisce la competitività delle imprese e frena la crescita.
La Banca d’Italia indica tre fronti: efficienza energetica, fonti rinnovabili e reti.
Tra il 2019 e il 2024 l’energia impiegata per unità di PIL è diminuita del 15 per cento.
La quota dei consumi elettrici coperta da rinnovabili è salita dal 35 al 41 per cento nel 2025.
Ma il passo, secondo Panetta, deve accelerare.
Sul nucleare, le nuove tecnologie meritano una valutazione attenta.
Le misure di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie nelle fasi critiche, ma devono restare mirate e temporanee.
La risposta strutturale è ridurre stabilmente la dipendenza energetica.
Banche solide, ma il credito non basta
Il sistema bancario italiano viene descritto come solido.
Redditività e capitalizzazione sono elevate.
La dotazione patrimoniale consente nuove aggregazioni, anche transfrontaliere, purché non venga indebolita la concorrenza, soprattutto nei mercati locali.
Il credito alle imprese è tornato ad aumentare, ma resta contenuto.
La Banca d’Italia invita alla prudenza, senza trasformarla in restrizione indiscriminata.
Per finanziare innovazione e crescita dimensionale, però, il credito bancario non basta.
Serve più capitale di rischio.
Private equity e venture capital restano poco sviluppati in Italia, ma sono decisivi per sostenere imprese innovative e ad alta intensità tecnologica.
Cybersecurity: incidenti in aumento dell’80 per cento
La digitalizzazione del sistema finanziario apre anche nuovi rischi.
Nel periodo 2023-2025 gli incidenti che hanno coinvolto intermediari italiani sono aumentati dell’80 per cento rispetto al triennio precedente.
Quelli di natura cibernetica sono raddoppiati.
L’IA può aiutare a individuare vulnerabilità, ma può anche rafforzare l’azione dei criminali informatici.
Per questo la risposta non può essere solo tecnologica.
Servono governance, responsabilità chiare, investimenti in infrastrutture e capitale umano.
Il messaggio finale: cooperazione, Europa e giovani
Nelle conclusioni, Panetta richiama la scelta repubblicana e l’ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale.
Il punto politico ed economico è netto: la risposta alla crisi della globalizzazione non può essere la chiusura.
Servono cooperazione, regole comuni e un’Europa più unita.
Per l’Italia, la sfida decisiva sarà trasformare i propri punti di forza — risparmio, banche solide, competenze scientifiche, imprese di qualità — in crescita, redditi e opportunità.
La tecnologia sarà il terreno centrale.
Ma non produrrà automaticamente benessere condiviso.
Dovrà essere governata.
Il criterio ultimo, scrive Panetta, sarà la capacità di offrire futuro ai giovani.
È qui che la relazione lascia il suo messaggio più netto: senza produttività, formazione, innovazione e riduzione del debito, l’Italia rischia di attraversare la nuova fase globale da spettatrice vulnerabile.
Con le scelte giuste, può invece trasformare la transizione tecnologica in una stagione di lavoro, fiducia e sviluppo.











