
In Sicilia il passaggio generazionale sta diventando uno dei punti più delicati per la tenuta del sistema produttivo.
Non soltanto perché migliaia di aziende familiari si preparano a cambiare guida nei prossimi anni, ma perché quel cambio coincide con una trasformazione molto più ampia: digitalizzazione, nuovi modelli organizzativi, apertura ai mercati internazionali e necessità di competenze manageriali diverse rispetto al passato.
Il tema non riguarda solo patrimoni e successioni. Riguarda soprattutto la capacità delle imprese di restare competitive in una fase economica in cui continuità e innovazione devono procedere insieme.
È questo il quadro emerso dal confronto promosso da Confindustria Catania, dove professionisti e imprese hanno discusso di governance, pianificazione e gestione del ricambio nelle aziende familiari.
I numeri spiegano la dimensione del problema. Ogni anno in Italia circa 35 mila imprese affrontano il passaggio generazionale, ma solo una parte riesce a superare con successo la prima transizione.
Nei prossimi quindici anni il trasferimento di ricchezza stimato raggiungerà i 2 mila miliardi di euro.
In Sicilia, dove il tessuto produttivo è composto in larga parte da aziende familiari, questo passaggio rischia di incidere direttamente sulla capacità del territorio di trattenere competenze, investimenti e occupazione.
Il punto centrale emerso dal dibattito è che il ricambio non può più essere affrontato come un semplice trasferimento di quote o responsabilità familiari.
In molte aziende il cambio generazionale coincide con la necessità di ridefinire struttura manageriale, processi decisionali e strategie industriali.
Le nuove generazioni entrano spesso in impresa con competenze legate a innovazione digitale, sostenibilità, internazionalizzazione e organizzazione aziendale, ma si trovano anche a gestire modelli costruiti in contesti economici completamente diversi.
“La transizione non è una crisi da gestire: è una metamorfosi che, se accompagnata con metodo, può trasformarsi in un’occasione concreta di sviluppo e innovazione”, ha osservato la presidente di Confindustria Catania, Cristina Busi, collegando il tema del ricambio alla necessità di rafforzare la competitività delle imprese familiari.
Dal confronto tra professionisti è emersa la richiesta di una gestione sempre più integrata della successione. Secondo il presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Catania, Giovanni Privitera, “commercialisti e avvocati devono lavorare insieme”, perché il passaggio generazionale non può essere affrontato soltanto sotto il profilo fiscale o contabile.
Un approccio condiviso anche da Alberto Giaconia, intervenuto in rappresentanza dell’Ordine degli Avvocati, che ha definito la successione d’impresa “una materia multiforme, di estrema delicatezza”, evidenziando come il rischio di conflitti familiari e societari renda centrale la pianificazione preventiva.
Nel dibattito è emerso anche il tema della consulenza strategica. Per Andrea Libranti, oggi serve una consulenza che accompagni l’imprenditore “molto prima che il problema si presenti”, intervenendo sulle scelte familiari e aziendali prima dell’insorgere di contenziosi o criticità fiscali.
Accanto agli aspetti giuridici e tributari, il confronto ha toccato anche il tema della managerializzazione delle imprese siciliane.
Molte aziende continuano infatti a dipendere fortemente dalla figura del fondatore: una struttura che in passato ha favorito crescita e rapidità decisionale, ma che oggi rischia di rallentare processi di innovazione e apertura verso nuovi mercati.
Il passaggio generazionale diventa così un indicatore della capacità del sistema produttivo siciliano di evolversi.
Non solo continuità familiare, quindi, ma trasformazione industriale, ridefinizione della governance e adattamento a un’economia sempre più orientata verso competenze, innovazione e pianificazione di lungo periodo.










