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Le imprese chiedono una pubblica amministrazione capace di stare al passo con la trasformazione digitale. I Comuni rivendicano i risultati ottenuti con i fondi del Pnrr, ma ammettono che la modernizzazione degli enti si è fermata spesso alla superficie.
Due percorsi diversi che raccontano lo stesso problema: in Sicilia il digitale avanza, ma la macchina amministrativa continua a muoversi più lentamente rispetto al sistema produttivo.
Il tema è emerso in due appuntamenti che si sono svolti a Palermo e che, letti insieme, restituiscono una fotografia piuttosto chiara dello stato della transizione tecnologica nell’Isola. Da una parte il mondo produttivo rappresentato da Sicindustria, dall’altro quello delle amministrazioni locali, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani.
Durante l’incontro “Finanza integrata e digitalizzazione: driver di crescita per le imprese”, organizzato con TIM Enterprise e BI-REX, Sicindustria ha lanciato un messaggio alla Regione: la digitalizzazione della pubblica amministrazione è una condizione indispensabile per sostenere la crescita delle imprese siciliane.
“Le imprese possono fare tutti gli investimenti possibili in innovazione e tecnologia, ma continueranno a correre a una doppia velocità se la pubblica amministrazione resterà indietro nei processi di digitalizzazione: solo attraverso alleanze stabili tra pubblico, privato e mondo tecnologico è possibile trasformare le risorse disponibili in crescita concreta per il territorio”, ha detto il presidente di Sicindustria Luigi Rizzolo.
È questo il punto centrale sollevato dagli industriali. Il mercato evolve rapidamente, le aziende investono in tecnologie e nuovi modelli organizzativi, ma procedure lente e sistemi amministrativi non aggiornati continuano a rallentare autorizzazioni, servizi e processi.
Le tecnologie sono dunque considerate leva per la trasformazione dei processi aziendali, pubblici e privati. Per questo le aziende, da una parte chiedono che la pubblica amministrazione si digitalizzi, dall’altra che vengano aiutate a digitalizzarsi.
Nel corso degli interventi è emerso infatti come il sistema degli incentivi, tra contributi a fondo perduto, crediti d’imposta e misure agevolate, rappresenti oggi uno snodo centrale per sostenere gli investimenti in innovazione e digitalizzazione, soprattutto per le piccole e medie imprese.
Accanto al sostegno governativo, come sottolineato da TIM Enterprise e BI-REX, c’è anche il tema delle competenze e della collaborazione tra imprese, istituzioni e soggetti tecnologici.
Sicindustria chiede alla Regione un cambio di passo immediato. “Il presidente Schifani ha detto di voler entrare nella storia della Sicilia. Allora utilizzi parte del tesoretto della Regione, che sono risorse delle imprese siciliane, per digitalizzare davvero la pubblica amministrazione” ha aggiunto il presidente Rizzolo.
A poche ore di distanza, proprio dal mondo delle amministrazioni locali è arrivata una conferma indiretta delle criticità denunciate dalle imprese.
All’Assemblea regionale siciliana ANCI nazionale, insieme al Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio e ad ANCI Sicilia, ha presentato i dati della “Mappa dei Comuni Digitali”.
I numeri mostrano una Sicilia molto attiva sul fronte dei bandi Pnrr dedicati alla transizione tecnologica.
Nell’Isola sono stati stanziati 145 milioni di euro per la digitalizzazione dei Comuni e, secondo ANCI, “i comuni siciliani si confermano protagonisti della transizione tecnologica nazionale, superando in molti comparti la media italiana per adesione ai bandi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)”.
Dietro questo risultato, però, emerge anche il limite strutturale della trasformazione in corso. Il 40% dei Comuni siciliani, infatti, ha digitalizzato esclusivamente il front office, cioè i servizi visibili ai cittadini.
È proprio questo il punto che si sovrappone alle critiche del sistema produttivo regionale.
Il digitale spesso si limita all’interfaccia esterna, mentre procedure, organizzazione interna e gestione documentale continuano a funzionare con logiche tradizionali rappresentando una zavorra per le aziende.
La fotografia scattata da ANCI mostra anche altre fragilità. Il 70% dei Comuni ha avviato la migrazione dai server locali verso il cloud, ma nei piccoli centri sotto i 5 mila abitanti il responsabile dei sistemi informativi, quando presente, è nel 64% dei casi un dipendente con profilo amministrativo e senza competenze tecnologiche specifiche.
Un problema che si riflette anche sulla cybersicurezza. Anci sottolinea che la pubblica amministrazione locale è oggi un bersaglio primario per i dati sensibili che custodisce e per i servizi essenziali che governa.
In Italia gli attacchi informatici sono cresciuti del 53%, colpendo duramente gli enti pubblici. Per i Comuni dell’Isola, che spesso usano sistemi obsoleti e non hanno figure tecniche dedicate, la vulnerabilità è di certo maggiore.
La sfida è: stare al passo.
“La trasformazione digitale rappresenta una grande opportunità per incidere anche sui processi organizzativi degli enti. Certamente la grande sfida è quella dell’intelligenza artificiale, perché non possiamo consentire che il gap tra l’utilizzo dei privati e quello delle pubbliche amministrazioni sia troppo ampio”, ha sottolineato il segretario generale di ANCI Sicilia, Mario Emanuele Alvano.










