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Il caro traghetti torna ad accendere lo scontro sui collegamenti con le isole in vista dell’estate.
Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, ad agosto i biglietti per Sicilia e Sardegna costeranno in media il 18% in più rispetto al 2025, con punte che su alcune tratte superano il 40%.
Più degli aumenti annuali, a pesare è il salto delle tariffe nel giro di pochi mesi: la stessa traversata prenotata ad agosto può arrivare a costare quasi il doppio rispetto a maggio.
Per Federconsumatori il nodo principale è legato alle tensioni internazionali e agli effetti della guerra in Medio Oriente sul traffico energetico mondiale.
L’attenzione si concentra in particolare sull’area dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per petrolio e carburanti, dove restrizioni e instabilità geopolitica stanno incidendo sui costi energetici e, a cascata, sul trasporto marittimo.
Un aumento che, secondo l’associazione, si sta scaricando direttamente sui passeggeri.
Da qui la richiesta di un intervento del Governo per vigilare sull’andamento delle tariffe ed evitare che l’impennata dei prezzi nei periodi di maggiore domanda si trasformi in un terreno favorevole alle speculazioni.
“Chiedere 1.484 euro per un viaggio A/R da Livorno a Palermo è, senza mezzi termini, improponibile per la maggior parte dei siciliani che vivono al nord Italia. Si tratta di una cifra quasi pari allo stipendio mensile di un collaboratore scolastico, poco meno dello stipendio di un insegnante”, afferma Alfio La Rosa, presidente di Federconsumatori Sicilia.
“Ancor più grave è che, per lo stesso viaggio, il prezzo raddoppia letteralmente da maggio ad agosto e non va meglio nemmeno per le altre tratte con destinazione Sicilia. Queste cifre non fanno altro che confermare ciò che diciamo da tempo: la Sicilia ha bisogno di un piano trasporti ad hoc, specifico per i periodi di domanda massima”.
Il presidente regionale di Federconsumatori Sicilia lega il tema dei prezzi anche a quello della continuità territoriale.
“Lo abbiamo detto per il trasporto aereo e lo ribadiamo anche per quello marittimo: questi prezzi sono fuori dal mercato, per tornare in Sicilia in estate non c’è alcuna alternativa al salasso e questo, ovviamente, ci rende dei cittadini di serie B”.
L’indagine dell’associazione prende in esame diverse tratte nazionali simulando il viaggio di una famiglia composta da due adulti, un minore e un’auto al seguito. Sulla Civitavecchia-Olbia il costo passa da 507 a 698 euro in poltrona (+38%), mentre sulla Piombino-Olbia l’aumento arriva al 45%.
Anche le linee verso la Sicilia registrano rincari significativi durante l’alta stagione, soprattutto sui collegamenti utilizzati dai siciliani che rientrano dal Nord Italia.
Il problema, però, non riguarda soltanto le vacanze. Tariffe sempre più alte incidono sulla mobilità quotidiana dei residenti, costretti a spostarsi tra isola e continente per lavoro, studio, salute o motivi familiari.
E l’effetto si allarga anche alle imprese: il costo del trasporto marittimo pesa sulla movimentazione delle merci, sulla logistica e quindi sui prezzi finali. Un aggravio che, in territori già penalizzati dall’insularità, finisce per colpire famiglie e aziende lungo tutta la filiera.











