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Il governo corregge la rotta sulla Transizione 5.0 dopo lo scontro con il sistema produttivo. Secondo le ricostruzioni, è bastata una riunione di circa mezz’ora per trovare un punto di equilibrio e ricomporre il contrasto apertosi nei giorni precedenti.
Non solo ripristina integralmente risorse e condizioni, le aumenta.
La decisione arriva al termine di un confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e segna una marcia indietro rispetto al taglio introdotto con il decreto fiscale.
Nei giorni precedenti, infatti, l’esecutivo aveva ridotto lo stanziamento da 1,3 miliardi a 537 milioni, escludendo di fatto una parte delle imprese che avevano già presentato domanda.
Una scelta che ha innescato la mobilitazione delle associazioni di categoria e aperto un confronto diretto con il Governo.
Marcia indietro e tutti contenti
La soluzione individuata riporta la dotazione a 1,3 miliardi, a cui si aggiungono ulteriori 200 milioni, per un totale di 1,5 miliardi.
Le risorse consentono di coprire le circa 7 mila domande rimaste sospese e di riportare il credito d’imposta al 90%, ben oltre il 35% ipotizzato dopo il taglio.
Il ministro Adolfo Urso ha rivendicato l’intervento parlando di “massimo sforzo possibile” e assicurando che “gli impegni saranno mantenuti”.
In sede parlamentare ha inoltre definito la Transizione 5.0 “il più grande e significativo piano di incentivazione dell’impresa mai realizzato in così poco tempo”, sottolineando il coinvolgimento di quasi 20.000 imprese, di cui 15.000 piccole e medie.
La retromarcia chiude una fase di tensione tra imprese e Governo.
Sul territorio, il cambio di linea viene accolto positivamente.
CNA Sicilia parla di “segnale fondamentale per il sistema produttivo”, evidenziando come “la certezza normativa e la stabilità delle risorse sono condizioni essenziali”, soprattutto in un contesto regionale caratterizzato dalla prevalenza di piccole e medie imprese. L’organizzazione sottolinea inoltre che si è evitato di “incrinare il rapporto di fiducia tra Stato e imprese”.
La stessa CNA ricorda di aver sollevato già a inizio marzo il problema degli “esodati” della misura, chiedendo la copertura integrale delle domande e portando all’attenzione del Governo le difficoltà operative riscontrate dalle imprese artigiane e manifatturiere siciliane.
Anche Confindustria Catania sottolinea la rilevanza del provvedimento. La presidente Cristina Busi parla di un “segnale chiaro” e di un risultato “importante e concreto”, evidenziando il ripristino degli incentivi fino al 90% per i beni e al 100% per il fotovoltaico. “Sugli investimenti produttivi il governo ha scelto di dare continuità agli impegni assunti”, afferma, collegando la misura alla competitività di un territorio che si posiziona tra i principali poli italiani nelle nuove tecnologie e nelle energie rinnovabili.
Sulla stessa linea Sicindustria. Il presidente Luigi Rizzolo evidenzia come il ritorno alle aliquote originarie “riallinea il quadro normativo agli impegni originariamente assunti”, tutelando le imprese che hanno già programmato investimenti.
Viene inoltre segnalato il rafforzamento complessivo degli strumenti, con l’estensione dell’iperammortamento e un incremento delle risorse disponibili.










