Nel dibattito sul welfare aziendale, spesso dominato da numeri e norme, emergono con più forza le esperienze.
È il caso di Sielte, che nel confronto promosso da Confindustria Catania insieme a Edenred Italia ha portato un approccio meno teorico e più operativo.
Per Sielte, il welfare non è una misura accessoria, ma un’estensione del rapporto di lavoro.
Come ha spiegato Giovanni Di Carlo, l’azienda ha costruito nel tempo un sistema che integra buoni pasto e voucher welfare con percorsi di formazione continua.
Non si tratta quindi solo di offrire benefit, ma di legarli alla crescita professionale, organizzando gli strumenti per cluster e competenze.
In questo percorso, il ruolo di Edenred è stato soprattutto quello di abilitatore tecnologico e normativo.
Le piattaforme di welfare, infatti, non sono neutre: incidono sulla capacità di un’azienda di rendere davvero accessibili e utilizzabili i benefit.
È qui che la collaborazione tra le due realtà diventa concreta, trasformando strumenti fiscali in leve gestionali.
Il dato più interessante riguarda la partecipazione: tra i 1.200 e i 1.400 dipendenti coinvolti ogni anno su circa 2.200 totali.
Un livello che racconta più di qualsiasi dichiarazione quanto il sistema sia percepito come utile.
In un contesto in cui il welfare rischia spesso di restare sulla carta, l’esperienza di Sielte mostra invece cosa succede quando strumenti e strategia riescono a parlarsi davvero.










.png)
