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La Sicilia contribuisce allo studio dei neutrini cosmici, particelle fondamentali per analizzare i fenomeni astrofisici più energetici e remoti dell’universo, dalle esplosioni stellari ai processi legati ai buchi neri.
Nella zona di Capo Passero è operativo l’osservatorio sottomarino per neutrini, all’interno del quale si colloca il telescopio KM3NeT4RR – Kilometer Cube Neutrino Telescope for Recovery and Resilience.
Il progetto prevede il potenziamento dei laboratori ad alta tecnologia e dei siti di integrazione distribuiti sul territorio nazionale, oltre al rafforzamento delle capacità operative a supporto dell’intera collaborazione internazionale KM3NeT, con ricadute sullo sviluppo della fisica multimessaggera.
Nei giorni scorsi sono stati presentati i risultati di tre anni di attività del telescopio, finanziato con 67 milioni di euro nell’ambito della Missione 4 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, coordinata dal Ministero dell'Università e della Ricerca.
Il principal investigator Giacomo Cuttone ha sottolineato che KM3NeT4RR “ha dimostrato come una grande infrastruttura di ricerca possa crescere grazie a una visione integrata che unisce eccellenza scientifica, solidità gestionale e capacità di cooperazione istituzionale”, evidenziando la tenuta scientifica e organizzativa del progetto.
Sul piano della ricerca, Cuttone ha ricordato che lo studio dei neutrini cosmici rappresenta “una delle frontiere più avanzate della fisica contemporanea”, capace di offrire una chiave di lettura sui fenomeni astrofisici più energetici e remoti.
Un lavoro che, ha aggiunto, sta aprendo “un capitolo nuovo nella comprensione profonda del nostro universo”, con possibili ricadute sulle grandi questioni legate alla sua origine e al suo destino.
Sui risultati dell’investimento si è soffermato Sebastiano Ciancio, Infrastructure Manager del progetto, spiegando che i 67 milioni di euro del PNRR hanno consentito l’upgrade dell’infrastruttura sottomarina e di numerosi laboratori di integrazione in Italia.
Un intervento reso possibile, ha evidenziato, “grazie al lavoro sinergico tra enti di ricerca, università e partner tecnologici”, richiamando il ruolo della collaborazione istituzionale e scientifica nella realizzazione del progetto.










